Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

''Il giudice del tribunale di Viterbo ha emesso un provvedimento di libertà vigilata per tre anni nei confronti di Pino Piromalli, il potente boss che comandava sulla Piana di Gioia Tauro nonché sull'omonimo porto.
"Facciazza" ha preso domicilio proprio nel territorio dove ha spadroneggiato per anni a capo di una delle più importanti consorterie criminali calabresi.
Si diede alla latitanza quando venne implicato nell'omicidio dei fratelli Versace di Polistena, avvenuto nel 1991. Per quel crimine Piromalli venne condannato in primo grado all'ergastolo, pena successivamente rimodulata in Appello. I capi di imputazione furono molteplici, tra cui, associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione ai danni di una società che gestiva il porto di Gioia Tauro e associazione finalizzata all'accaparramento di appalti pubblici.
Il suo nome apparve anche in molte altre indagini future, come in quella denominata "Cent'anni di storia", oppure "Provvidenza" in cui venne alla fine assolto insieme alla moglie Maria Marino e al genero Francesco Cordì.
Il boss, quando era latitante venne iscritto nella lista dei 30 criminali più pericolosi del paese e solo dopo un intenso lavoro investigativo è stato possibile trovarlo e arrestarlo il 10 marzo del 1999.
Piromalli per fuggire alle forze dell'ordine si costruì una vera e propria fortezza, - ricavata da un giardino in disuso nel quartier di Monacelli di Gioia Tauro - fatta di cemento armato, porte e finestre blindate regolate da un sofisticato sistema di sorveglianza elettronico e recinzioni.
Il bunker era così robusto che i carabinieri, guidati dall'allora colonnello Ciro Miglio  e dal tenente colonnello Cosimo Fazio, hanno dovuto far ricorso ai martelli pneumatici per aprirsi un varco.
Una volta entrati i militari hanno trovato montagne di documenti, una cantina strapiena di champagne francese di altissima qualità, alle pareti un mucchio di santini sacri tra i quali anche quelli della Madonna di Polsi (santuario nell'Aspromonte dove si tengono i summit di 'Ndrangheta), ma anche foto di Giuseppe di Girolamo detto "peppuccio", un consigliere di origini palermitane che divenne poi 'Ndranghetista con il consenso di Luciano Liggio.
"Facciazza" governò con i fratelli Gioacchino senior e Antonio detto "Nino" ed ereditò il potere da Mommo Piromalli (deceduto nel 1979) e Peppino (deceduto nel 2003), suoi zii paterni.
Di loro hanno parlato decine di collaboratori di giustizia i quali hanno descritto come questi capi mafia riuscivano ad esercitare un asfissiante controllo non solo sulla Piana di Gioia Tauro, ma di mezza Italia.
E poi il clan Piromalli - soprattutto nella figura di Mommo - assieme ai De Stefano di Reggio Calabria, agli Alvaro di Sinopoli e ai Mancuso di Limbaldi è stato protagonista di uno dei passaggi più importati per la 'Ndrangheta, la creazione della "Santa", una sorta di gruppo sconosciuto ai sodali di livello più basso in cui i componenti sono legati alla massoneria deviata e a membri infedeli delle istituzioni.

Fonte: Il Quotidiano del Sud

ARTICOLI CORRELATI 

'Ndrangheta stragista, Lombardo: ''Tra Graviano e Piromalli un comune denominatore imprenditoriale''

Operazione ''Petrolmafie'': a Gioia Tauro imprenditori collusi o protetti dalle 'ndrine

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy