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Stamane nel crotonese tredici soggetti appartenenti alla locale di ‘Ndrangheta di Cutro e San Leonardo sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Catanzaro. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip presso il Tribunale del capoluogo calabrese, su richiesta della locale procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia. Gli arrestati sono ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone: tutti reati aggravati dal metodo mafioso.
L'indagine coordinata dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri, e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Sellia Maria (CZ) è scaturita da due atti intimidatori consumati il 13 novembre 2018 ai danni di alcuni esercizi commerciali di Sellia Marina (erano state posizionate delle taniche di benzina), ed è stata sviluppata attraverso indagini tecniche, servizi di osservazione e pedinamento, accertamenti patrimoniali e l'assunzione a sommarie informazioni delle persone offese.
L'attività investigativa ha consentito l’acquisizione di elementi in grado di documentare gli assetti e l'operatività sul litorale ionico-catanzarese delle articolazioni territoriali delle locali di 'Ndrangheta colpite. L’interesse delle locali (di Cutro e di San Leonardo), entrambe facenti capo alle famiglie Mannolo, Scerbo, Zoffreo e Falcone, era quello di imporre la propria presenza egemone sul territorio attraverso una serie di delitti finalizzati ad imporre il controllo sulle attività economiche. Il tutto avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo.
Dalle indagini, condotte anche grazie alla collaborazione di alcune delle vittime, sarebbe emersa l'attività usuraria svolta dagli indagati a danno dei commercianti e dei piccoli imprenditori in condizioni di difficoltà economica (aggravata dalla crisi pandemica). Trattasi dell'imposizione di tassi usurari compresi tra il 120% e il 150% su base annua e l'impiego di condotte estorsive finalizzate a ottenere il pagamento dei ratei mensili da parte delle vittime. Sempre dalle indagini sarebbe stata anche evidenziata la sistematica e strutturata imposizione del racket del pizzo nei confronti di imprenditori e commercianti del territorio da parte degli affiliati, soprattutto in occasione delle principali festività dell'anno.
Assieme all'esecuzione delle misure cautelari personali è stato disposto anche il sequestro preventivo e per equivalente di due società intestate ad uno degli indagati, nonché di somme di denaro, rapporti bancari, finanziari, beni mobili ed immobili per un totale di 260.000 euro.

Nicola Gratteri: la gente si è fidata dei Carabinieri
"La 'Ndrangheta della provincia di Crotone ha sempre considerato Catanzaro e l'hinterland Catanzarese come terra di conquista, come terra di espansione sul piano del controllo del territorio, in grado di poter dirigere l'orchestra su tutti quelli che sono i reati fine di un'associazione di stampo mafioso, estorsione e usura in particolare.” Così si è espresso in conferenza stampa il Procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri che si è tenuta dopo l’operazione “Big Bang”, evidenziando anche il significato simbolico dell’operazione, in quanto la ‘Ndrangheta ha trovato da sempre la sua forza nel controllo del territorio di origine.
Certamente il territorio Crotonese, come ha detto il Procuratore Gratteri, “è un territorio cerniera, per noi importante e delicato”, in virtù della loro posizione strategica e che un "altro dato importante in questa indagine è il fatto che molti commercianti, molti imprenditori, si sono fidati dei carabinieri e della Procura di Catanzaro. Questa indagine nasce dalle denunce fatte da gente usurata, con rapporti di usura i cui interessi si aggiravano intorno al 150%" e ancora “riteniamo che con questa indagine in questa fetta di territorio, cerniera tra la provincia di Crotone e Catanzaro, i cittadini questa mattina abbiano tirato un sospiro di sollievo”.
Anche il Procuratore Aggiunto Vincenzo Capomolla ha rilasciato delle dichiarazioni, ribadendo che "questo spaccato investigativo registra come le condotte illecite delle cosche di 'ndrangheta determinano uno sconquasso totale nelle vite delle vittime in un territorio in cui il prestito a tassi usurai è particolarmente diffuso", inoltre questa indagine ha evidenziato “l'operatività e la capacità di penetrazione di una cosca che, attraverso le estorsione e l'usura, determinava lo sconquasso, il terremoto nella vita delle famiglie del territorio sotto controllo".
La consorteria criminale di riferimento è quella degli Scerbo-Mannolo, che - ha aggiunto Capomolla - “cementavano le relazioni tra le cosche e fornivano loro forza reciproca", come con quella del Soveratese e delle Serre Vibonese. Inoltre fra le attività illecite svolte dagli appartenenti alla cosca - ha concluso Capomolla - "soprattutto c’è l'usura. La quale è molto praticata ed era controllata dalla cosca grazie alla sua forza di intimidazione", con tassi di interesse che si aggiravano fino al 150-160%.
Infine il Capitano dei Carabinieri Alberico De Francesco ha fatto riferimento alle attività svolte dalla ‘Ndrangheta nel corso del tempo, sottolineando che “ciò testimonia l'estrema forza di queste cosche", le quali sono capaci di esercitare una pressione lunga e costante nel tempo, sempre soffocante per chi la subisce ma che stavolta "sono stati in tanti a non essersi piegati, trovando la forza di denunciare i taglieggianti e le intimidazioni".

Dettagli dell’Operazione “Big bang”
L'operazione odierna ha rivestito una particolare importanza grazie al dato della collaborazione di alcune vittime dell'usura e dell'estorsione. Ed è stato proprio dalle cui denunce che è arrivato un impulso decisivo alle indagini, a partire dal ritrovamento, nel novembre del 2018, di due taniche di benzina poste davanti a due esercizi commerciali di Sellia Marina. Chiaro segnale di minaccia 'Ndranghetista.
Oltretutto il blitz contro la pervasività delle cosche di Cutro e San Leonardo di Cutro nel territorio di Sellia Marina, e della consorteria Scerbo-Trapasso-Mannolo-Zoffreo ha dimostrato come in maniera sistematica come i clan abbiano controllato il territorio attraverso il taglieggiamento e l'usura.
Come ad esempio ai danni di un imprenditore che avveniva sistematicamente dal 1976.
E chi non poteva pagare finiva automaticamente sotto le pressioni, anche violente, dei membri del clan, come accaduto a un imprenditore del settore florovivaistico, sotto estorsione fin dagli anni '90.
La stessa cosa è accaduta anche per un titolare di un'agenzia di viaggi il quale ha accumulato un debito enorme nei confronti di 5 diversi usurai.
Due tra gli indagati avevano anche cercato di imporre la fornitura di caffè a due proprietari di un bar cercando poi di intimidire uno dei due baristi tramite il noto dj "Big Martino", nome d’arte di Andrea Martino (anche lui fra gli arrestati) per impedirgli di denunciare il fatto ai carabinieri. Nonostante le pressioni subite il barista, ha avuto fiducia nella giustizia e ha denunciato.
Secondo gli investigatori le consorterie non hanno mai operato in maniera isolata ma si sono date forza reciprocamente.
Usura, estorsioni a tappeto, sistematica imposizione del "pizzo" e altri delitti hanno creato una pressione criminale che soffocava commercianti, baristi, ristoratori e imprenditori di qualsiasi estrazione professionale, da quella edile a quella florovivaistica a quella di distribuzione alimentare.
Fra gli indagati ancora in stato di libertà c’è anche l'avvocato penalista Frank Mario Santacroce accusato di rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio in concorso con una persona per ora ignota.

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