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L’operazione coordinata dalla procura di Catanzaro di Nicola Gratteri, scoperto bunker in casa indagato

I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Catanzaro, su richiesta della Dda, nei confronti di 33 soggetti, indagati, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti; produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti; estorsione, tentata e consumata, aggravata dal ricorso al metodo mafioso; detenzione illegale di armi da fuoco. Gli arresti rientrano nell'ambito delle indagini relative ad un'organizzazione criminale operante nell'area dell'alto Tirreno cosentino sotto l'egida della storica cosca di 'Ndrangheta Muto di Cetraro. I dettagli dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma alle 11 al Comando provinciale dei carabinieri di Cosenza, alla presenza del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, dell'aggiunto Vincenzo Capomolla e dei vertici dell'Arma provinciale. Inoltre si apprende che i carabinieri, nel corso dell’operazione, hanno scoperto un bunker nell'abitazione degli indagati dell'operazione "Katarion". La scoperta è stata fatta nel corso di una perquisizione domiciliare nei confronti di uno degli esponenti di spicco del sodalizio dedito al traffico di droga, che operava sotto l'egida della cosca "Muto". I militari hanno poi trovato e sequestrato 700 grammi di cocaina e due chili di hascisc. L'operazione ha colpito un'organizzazione operante in una fascia compresa tra Guardia Piemontese a Scalea, con al centro Cetraro, mentre le piazze di spaccio sono state individuate e smantellate a Scalea, Santa Maria del Cedro, Belvedere Marittimo, Diamante e Buonvicino. "Le indagini iniziate nel giugno 2016 - ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, colonnello Piero Sutera - all'indomani dell'operazione Frontiera hanno evidenziato la riorganizzazione del sodalizio della storica consorteria mafiosa Muto di Cetraro, che è egemone sulla zona del Tirreno cosentino. Le indagini hanno documentato che gli assetti puntavano nuovamente sul core business dei Muto, che è proprio lo spaccio di droga". Il sodalizio, secondo gli investigatori, ha puntato soprattutto sul traffico di stupefacenti, ed è stata accertata una continua capacità di far fronte alle esigenze di droga grazie ad un broker operante nell'area della Locride da dove arrivava la cocaina, la produzione di marijuana, invece, avveniva in maniera autonoma.

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