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Gratteri e Nicaso presentano il loro ultimo libro, “Ossigeno Illegale”

Nonostante l’emergenza pandemica non si ferma la “battaglia culturale” del Procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri e del giornalista e scrittore Antonio Nicaso, intervenuti ieri sera per presentare la loro ultima opera “Ossigeno Illegale” (edito da Mondadori), su invito del Comune di Castelfranco Emilia. Tanti gli argomenti trattati dai due autori nell’incontro web, moderato con professionalità dal giornalista Pierluigi Senatore a cui ha partecipato anche il sindaco del comune emiliano Giovanni Gargano. In primo luogo sul perché si è scelto di scrivere un nuovo volume. “La scrittura di questo libro - ha spiegato il professore Nicaso - nasce dalla rabbia di dire sempre le stesse cose, ma di non trovare mai i riscontri, soprattutto da chi dovrebbe legiferare”. Del resto la storia insegna come le mafie, da sempre, siano in grado di sfruttare eventi drammatici e crisi per incrementare il proprio giro di affari. E l’attuale emergenza economico-sanitaria, innescata dall’epidemia da Covid-19, non è un’occasione da poco. Ed è facile immaginare che la mafia è perfettamente in grado di adoperare metodi sempre più sofisticati, cercheranno di trarne vantaggio. E lo faranno anche approfittando della cecità che ruota attorno al Sistema criminale, soprattutto nel panorama Europeo. Lo ha spiegato bene il Procuratore Gratteri: “In Europa per noi è complicato lavorare sul piano normativo, non ci sono interfacce adatte rispetto al sistema Italiano, ma un altro aspetto è la percezione e la consapevolezza dell’esistenza delle mafie”. Sia Gratteri quanto Nicaso hanno evidenziato come diventano futili i loro interventi all’estero per parlare di Criminalità Organizzata. Almeno finché non ci sarà una sensibilizzazione concreta per andare contro il potere della mafia. Il punto di vista Europeo sulle mafie, molto più “morbido” e “accondiscendente” rispetto a quello Italiano, è dato dal fatto che esse, oltre ad essersi integrate nel sistema e aver stabilito una convivenza, non hanno più il classico approccio ma si sono evolute. “La convivenza popolo\mafia comincia dalla metà del 1800 con i Borboni che usavano questi individui con determinati comportamenti mafiosi, per gestire il popolo, ma all’epoca il concetto di mafia inteso come organizzazione criminale non esisteva” ha ricordato Nicaso. Col passare del tempo il sistema mafioso ha mutato i propri comportamenti, attuando un “modus operandi” in grado di “dare del tu” agli altri poteri. ossigeno illegaleOra la mafia siede nei tavoli di potere della borghesia e delle istituzioni, grazie alla sua evoluzione che passa da una mafia agro-pastorale ed analfabeta ad una composta da laureati e professionisti - ha riferito il Procuratore Gratteri - Ma anche da un basso valore etico e morale della società, che tende volutamente a farsi corrompere dalla criminalità organizzata, si sa i soldi piacciono a tutti. Spesso è proprio la classe dirigente a corrompersi spinta dai favoritismi che la mafia offre in cambio di fedeltà assoluta”. Di fronte ad un sistema che ha invertito i ruoli, anche in ambito economico-finanziario, dove non sono più le mafie a rivolgersi alle banche, ma è il sistema bancario a rivolgersi alle mafie per quell’immensa liquidità di cui dispone, la lotta diventa più dura. Le enormi risorse, hanno spiegato gli autori, ovviamente provengono dal riciclaggio di denaro sporco e dallo spaccio di droga, entrambi sviluppati a livello internazionale (“Il fenomeno è dato dal fatto che le mafie essendosi infiltrate e ben integrate nel sistema politico ed economico, riescano comunque a lucrare sulle grandi emergenze, quindi non hanno uno ‘stop’, ma riescono perfino a raddoppiare i guadagni proprio grazie a queste emergenze”). Alla domanda sul perché, ancora oggi, non si riesce a sconfiggere le mafie la risposta è duplice e amara nel momento in cui “la mafia è integrata bene nel sistema, e ci sarà sempre qualcuno che corrompendosi, aiuterà il sistema mafioso”. E certamente, come ha sostenuto Gratteri, “non basta un processo, per pensare di aver risolto il problema”. Stringendo il focus sul panorama Italiano, il professore Nicaso ha evidenziato come le organizzazioni criminali siano in grado di “rinforzarsi” anche dopo molti arresti o processi. Tutto ciò proprio per la capacità di adattamento alle situazioni, e lo riescono a fare grazie ai professionisti al soldo della mafia che riescono sempre a trovare i consensi nelle istituzioni. Anche per questo si favorisce il radicamento al di fuori della loro “zona d’origine”. In tutto questo vi è anche una forte responsabilità istituzionale, con quella che Nicaso chiama “politica della catastrofe”, ovvero quel "modus operandi” della politica che arriva il giorno dopo per riparare al danno ormai fatto. “Non siamo bravi nella prevenzione per far si che le cose non succedano - ha risposto all’ultima domanda di Senatore - ma preferiamo la ricostruzione che genera molti più profitti e implica la gestione di molte più risorse”.
E su questo che si dovrebbe riflettere per generare un vero cambiamento. Al momento non resta che impegnarsi, ognuno nel proprio.

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