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Indagato l'imprenditore reggino Roberto Recordare

Uomini di 'Ndrangheta, Camorra e Cosa nostra volevano riciclare 136 miliardi di euro e per farlo avevano trovato l'uomo giusto.
Ne è convinta la Procura di Reggio Calabria che ha messo sotto indagine Roberto Recordare, imprenditore di Palmi attivo nel settore dell'informatica. Sarebbe lui, secondo gli inquirenti, la mente economica-finanziaria di clan.
Il suo nome emerge in un'informativa della Squadra mobile di Reggio Calabria allegata agli atti del processo contro le cosche di Sant'Eufemia d'Aspromonte scaturito dall'operazione "Eyphemos", l'inchiesta che lo scorso febbraio portò all'arresto, tra gli altri, del consigliere regionale appena eletto Domenico Creazzo. A riportare per prima la notizia quest'oggi è stato il quotidiano “Domani”.
E' lo stesso Recordare, intercettato dagli investigatori della squadra mobile reggina, a rivelare l'entità incredibile delle somme che gestiva per le mafia siciliana, calabrese e campana: “Più o meno erano cento miliardi, qualcosa del genere. Ho preso quella busta e l'ho buttata nella spazzatura. Avevo il bond da 36 miliardi”.
In quella conversazione, riportata dai quotidiani, Recordare fa riferimento ad una perquisizione cui è stato sottoposto dalla Guardia di finanza all'aeroporto di Fiumicino. In particolare racconta di essere riuscito a buttare nella spazzatura “un bustone di bond e procure”, prima di essere sottoposto ad un controllo. Un dato che confermerebbe l'ipotesi degli investigatori sul ruolo avuto dallo stesso imprenditore.
L'uomo, scrive la squadra mobile reggina nell'informativa, “stava cercando di spostare in paesi extraeuropei e che non subissero l'influenza degli americani, un'ingentissima somma di denaro che era depositata in diversi istituti bancari di vari paesi, anche europei, ma soprattutto in paesi da 'black list' che, comunque, non potevano risultare, ad eventuali controlli, giacché 'nascosti' su conti speciali. Per quanto emerso in numerose conversazioni intercettate gli indagati hanno parlato di una somma che superava i 136 miliardi di euro” di cui “36 già pronti cash”.
Denari che la criminalità organizzata sarebbe riuscita ad accumulare sin dagli anni Ottanta.
Da ciò che è fin qui emerso il cartello mafioso, rappresentato da dodici faccendieri, sarebbe stato composto dal clan Parrello-Gagliostro di Palmi e quello degli Alvaro di Sinopoli, imprenditori catanesi in passato coinvolti in un'operazione antimafia e i camorristi del clan Iarunese di Casal di Principe.
Complessivamente, spiegano ancora le carte, Recordare “gestiva 500 miliardi in fondi”.
Numeri impressionanti che confermano come la mafia, per giro d'affari, sia concretamente la holding più ricca del Pianeta. Più ricca anche di interi Stati.
Si dice nell'informativa che l'impronditore “aveva la necessità di renderli disponibili ai suoi sodali con operazioni bancarie che dovevano sparire una volta effettuato il trasferimento del denaro”.
Secondo gli investigatori Recordare, già in passato intercettato nell'ambito di altre indagini di 'Ndrangheta, ma mai ufficialmente indagato, sarebbe un professionista in grado di muoversi per far perdere qualsiasi traccia sull'origine del denaro.
E nell'inchiesta attuale si cerca di far luce su quel giro di soldi sporchi - ipotizzano gli investigatori - "riciclati nel tempo, presumibilmente provento di traffici illeciti quali il traffico di armi e stupefacenti, senza escludere i proventi di estorsioni, usura e altre condotte delittuose".
Nello specifico quel fiume di denaro sarebbe poi confluito in carte di credito e di debito, intestate a soggetti arabi o dell'Est Europa ma in mano a Recordare e ai suoi sodali. Il denaro veniva scaricato con la procedura "off line".
Recordare avrebbe anche usato identità fittizie, una delel quali individuata in Dimitri Verchtl, nato in Russia e deceduto nell'87 a Oslo, ma fino a qualche tempo fa ben “attivo” nello spostamento di denaro nei vari conti. Alla base della rete, un conto madre alla Banca nazionale di Danimarca.
Sul computer dell'imprenditore, la squadra mobile è riuscita a trovare gli estremi e la foto di una carta di credito, intestata a un lituano, con un saldo di 2 miliardi di euro.
(Prima pubblicazione: 27 Novembre 2020)

Foto © Imagoeconomica

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