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Nel processo "Gotha", che si sta celebrando con il rito abbreviato davanti alla Corte d'Appello di Reggio Calabria, per la prima volta è stato sentito in un'aula di Tribunale Maurizio De Carlo, il nuovo collaboratore di giustizia fino a pochi mesi fa fedelissimo del boss Giovanni De Stefano.
De Carlo, anche noto come il "Principe", ritenuto un imprenditore che curava gli interessi della 'Ndrangheta di Archi e per questo arrestato in estate nell'ambito dell'inchiesta "Malefix", collegato in videoconferenza con l'aula bunker, ha risposto alle domande dei sostituti procuratori della Dda Walter Ignazitto e Stefano Musolino.
Il pentito ha confermato le dichiarazioni rese ai pm nel corso dei precedenti interrogatori. Dopo aver sottolineato le ragioni che a metà settembre lo hanno spinto a saltare il fosso, De Carlo ha riferito in merito alle posizioni dell'imprenditore Emilio Angelo Frascati e di Dimitri De Stefano, entrambi condannati in primo grado a 13 anni e 4 mesi di carcere. Nei confronti di quest'ultimo, figlio del boss defunto don Paolino e fratello del boss Giuseppe, il collaboratore di giustizia aveva già spiegato ai magistrati che "era meno operativo dei fratelli, ma portava qualche ambasciata agli affiliati. Ricordo pure che incontrava il fratello Carmine durante la latitanza. Lo accompagnai io stesso un paio di volte".
Nel corso dell'udienza di oggi, inoltre, ha ribadito di aver consegnato dei soldi, 14 mila euro, a Dimitri De Stefano. Denaro che rappresentava la seconda tranche del ricavo di un appalto preso con la sua ditta e che finiva nelle tasche della cosca De Stefano. La prima tranche, "di 16 mila euro", invece, sarebbe stata inviata "a Dimitri De Stefano, per il tramite di suo fratello Giorgino".
"Erano soldi - si legge nel verbale dell'interrogatorio reso il 21 settembre - che dovevo dare alla famiglia De Stefano perché competenti territorialmente nella zona di Archi".
Nella prossima udienza, prevista il 16 novembre, si terrà anche il controesame degli avvocati.
(28 ottobre 2020)

Fonte: ANSA

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