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di AMDuemila
E’ finita la fuga del latitante Roberto Pisano, arrestato oggi dopo 3 anni di ricerche. L’uomo, vicino alle cosche Piromalli-Molè di Gioia Tauro, è stato individuato a Bienne, nel Cantone svizzero di Berna grazie al coordinamento informativo tra il Servizio per la Cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della Polizia Criminale e del Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria. Pisano è il primo latitante arrestato dopo l'avvio del progetto I CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta). Nel 2017, l’uomo si era reso irreperibile nel momento in cui la procura di Palmi aveva emesso nei suoi confronti un ordine di esecuzione per la carcerazione. L'individuazione e la cattura sono giunte a conclusione di un'attività investigativa dei carabinieri coordinata dalla Procura di Palmi. Sulla base dei risultati dell'attività di ricerca, la Procura della Repubblica di Palmi ha richiesto l'emissione di un mandato di arresto europeo in ottemperanza al quale la Polizia elvetica lo ha catturato. Le operazioni sono state coordinate dall'Ufficio Federale di Giustizia e dall'Ufficio Federale di Polizia (Fedpol), coadiuvati sul territorio dalla Polizia Cantonale di Berna. Pisano, in passato era anche stato sottoposto a misure di prevenzione per la sua vicinanza alla ‘Ndrangheta. Dal 24 giugno la cooperazione internazionale di polizia con la Svizzera ed altri 9 Paesi di quattro continenti, è più forte grazie all'avvio del progetto I CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), una strategia di attacco globale alla 'ndrangheta voluta dall'Italia e sostenuta personalmente dal prefetto Vittorio Rizzi, direttore centrale della Polizia Criminale attraverso il Servizio di Analisi Criminale e il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Gli altri Paesi coinvolti nel progetto, patrocinato dall'Italia sotto l'egida dall'Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale - Interpol, sono l'Argentina, l'Australia, il Brasile, il Canada, la Colombia, la Francia, la Germania, gli Stati Uniti, e l'Uruguay.

Foto © Imagoeconomica

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