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di AMDuemila
Dai summit della pax mafiosa della seconda guerra di ‘Ndrangheta, agli inizi degli anni ’90, ad oggi il "supremo" ha sempre avuto un ruolo di primo piano all'interno delle consorterie mafiose. Di questo ne sono convinti gli inquirenti, che la scorsa settimana hanno arresto 334 persone con l'operazione "Rinascita-Scott", che hanno raccolto una serie di elementi e testimoniante di collaboratori di giustizia. Tra queste c'è un’intercettazione, emersa dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, tra Giovanni Giamborino, braccio destro del capomafia di Limbadi e avvocato, massone ed ex deputato di Forza Italia, Giancarlo Pittelli, arrestato nel blitz, è emerso che il boss Luigi Mancuso mentre stava andando a uno degli incontri sulla pax mafiosa, voleva incontrare il boss Domenico Megna, ma prima di questo, insieme a Giamborino subirono un incidente e nonostante questo decise di andare comunque all’appuntamento. “Quando… quel periodo… un giorno siamo andati a trovare Micu Megna (il boss Domenico Megna, capo della cosca di Papanice, Crotone, ndr) che era latitante… no… abbiamo… tamponato con una macchina… lui con la fronte spaccata è andata all’appuntamento” diceva Giamborino, mentre era intercettato dagli investigatori. Poi ha raccontato, che prima di questo incontro erano diretti al summit, dove Mancuso avrebbe dovuto partecipare per fare da garante, visto che era “benvoluto” dal boss Giuseppe Piromalli, fratello di Mommo, di Gioia Tuaro e dai De Stefano. “Allora io avevo la macchina piena e stavo partendo per Roma, siccome lui ed era… siccome lui doveva… - raccontava Giamborino - se ne doveva venire con me… a Roma… allora io ero andato a prenderlo là sotto… poi mi disse: senti… Giovanni… non posso partire perché… domani mattina… abbiamo un appuntamento… io, Pino e Nino… che all’epoca c’era la guerra di … De Stefano con i Condello no? Per mettere la pace… perché erano loro i garanti di … loro tre e gli ho detto io: ‘vabene me ne vado io’ … e ce ne siamo andati”.

Il ruolo dopo la scarcerazione
Un ruolo importante quello di Luigi Mancuso, che ha detenuto, anche dopo la sua scarcerazione, visto che, secondo gli investigatori, sarebbe riuscito a dare un nuova rotta al “crimine” vibonese. L’uomo, sfruttando lo stato di “latitante volontario”, avrebbe riacquistato non solo il ruolo di capo della propria famiglia, ma anche di tutta la struttura provinciale. “Emerge come il capo maglia di una complessa rete associativa - hanno scritto gli investigatori sul 'Supremo' - che lo vede come imprescindibile punto di riferimento per le ‘ndrine e locali di quel territorio, per la trattazione delle questioni più delicate di interesse per l’intera organizzazione”. Le indagini dei carabinieri hanno documentato dei “forti cointeressamenti” tra Luigi Mancuso e figure di primo piano delle ‘ndrine Fiaré-Razionale-Gasparro di San Giorgio d’Ippona (in particolare Saverio Razionale) e Lo Bianco-Barba di Vibo (con riferimento a Vincenzo Barba, detto il “musichiere” e il fratello Francesco).
Inoltre, dall’operazione, ribattezzata “Rinascita-Scott”, è emerso, tra le varie cose, che proprio a Saverio Razionale, Mancuso avrebbe demandato la soluzione di una problematica che sarebbe esistita con gli imprenditori Mario e Umberto Maurizio Artusa, sorta con imprenditori di Reggio Calabria per l’affitto di un immobile a Lamezia Terme, dove gli Artusa avrebbero dovuto riavviare “la propria attività commerciale dopo aver ottenuto dai capi della cosca Mancuso, mentre in favore dei Barba, in un momento di difficoltà economica derivante da patiti sequestri di beni”. Il ruolo di Mancuso sarebbe stato quello di aver agevolato la vendita di alcuni beni immobili per recuperare la liquidita necessaria.
Contemporaneamente, il capo cosca avrebbe ricucito i rapporti all’interno dei Mancuso. “Adottando innanzitutto una strategia di pacificazione (contrariamente a quanto fatto dal nipote Pantaleone alias ‘Scarpuni’, sanguinario e regista occulto di alcune faide nel vibonese, ndr), - hanno evidenziato gli inquirenti - Luigi Mancuso ha riavvicinato a sé parenti più rappresentativi (su tutti Pantaleone detto ‘l’ingegnere’ - fratello di Giuseppe cl. 49, ndr), cercando di arginare e limitare le condotte più violente e inutilmente prevaricatrici, spesso temute, in passato, dai propri nipoti e pronipoti”.

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