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di AMDuemila
Il boss Pino Liuzzo ha scelto di collaborare con i magistrati di Reggio Calabria. Fa parte della cosca Rosmini di Reggio Calabria ed era a capo di una vera e propria “holding criminale”, capace di infiltrare il settore dell’edilizia privata. “Mi sono stancato” ha detto davanti al sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Walter Ignazitto lo scorso ottobre per confermare la scelta di collaborare. A riportare la notizia è stato oggi il giornale “Il Fatto Quotidiano”. Dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, Liuzzo è stato definito “il collettore di cartelli ‘ndraghetistici che decideva a chi dare gli appalti”. Infatti al centro dei verbali del collaboratore ci sono proprio gli appalti decisi a tavolino tra le cosche più potenti della ‘Ndrangheta, imprenditori, politici e professionisti.
La cosca dei Rosmini di Reggio Calabria ha interessi non solo in Calabria ma anche in Lombardia. Condannato a 12 anni di carcere nel processo “Araba Fenice”, dopo 6 anni di carcere ha deciso di collaborare. Nell’inchiesta del 2013 della Dda, eseguita dalla Guardia di Finanza, finì in carcere anche la sua compagna Serena Assumma e inoltre i finanzieri sequestrarono beni per circa 90 milioni di euro. Secondo gli investigatori un “impero” costituito grazie alla collusione con “colletti bianchi”.
Nei verbali sarebbero fini anche personaggi come l’ex onorevole Amedeo Matacena (condannato per concorso esterno per aver fatto un “patto” proprio con la cosca Rosmini), Nino Sergi di Pellaro e il medico Francesco Cellino che il pentito aveva conosciuto quando “insieme a Giuseppe Aquila, appoggiavamo l’onorevole Matacena per una delle campagne elettorali da questi affrontata”. Cellini “era appoggiato dalla famiglia Tegano. Il dottore Cellini era rispettato dalla maggior parte delle famiglie di ‘Ndrangheta”.

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