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di AMDuemila
Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione: “Puntali e articolati riferimenti sulla partecipazione di Pelle alla fase ideativa dei reati”

Il boss Francesco Pelle, detto 'Ciccio Pakistan’, fu l’istigatore di alcuni episodi che riguardarono la faida di San Luca culminata poi con la strage di Duisburg. "Sulla base degli elementi acquisiti, non è irragionevole opinare che la insistente pressione psicologica che Pelle ebbe ad esercitare nei confronti dei cugini, - hanno scritto i giudici ermellini nelle motivazioni della sentenza, pubblicata ieri sul quotidiano della Gazzetta del Sud - facendo valere tutto il peso della sua posizione all'interno della famiglia e anche delle sue sofferenze psicofisiche come forma di ricatto morale verso coloro che gli erano affettivamente legati, abbia avuto rilievo decisivo nella esecuzione dei delitti per cui è a processo”. Si tratta della sentenza con la quale i giudici della Cassazione hanno confermato la condanna all'ergastolo per Francesco Pelle, come istigatore della 'strage di Natale' del dicembre del 2006, che secondo gli inquirenti, ha segnato la ripresa della 'Faida di San Luca' che raggiunse l'acme con la strage di Duisburg nel giorno di Ferragosto del 2007. "La Corte territoriale - ha scritto ancora la Suprema Corte - ha ripercorso le emergenze processuali, fornendo una motivazione logica e sufficiente in relazione alla valutazione probatoria, non trascurando di uniformarla ai principi di diritto in materia di prova della partecipazione psichica sotto forma di istigazione del concorrente morale".
Il boss, dopo la pronuncia della Cassazione, si era reso irreperibile. Il giornalista e massmediologo Klaus Davi, consigliere comunale di San Luca, ha diffuso la notizia della fuga di Francesco Pelle, che si era stabilito a Milano da diversi anni. Pelle, rimasto ferito nel corso di un agguato subito nel luglio del 2006 mentre si trovava nella sua abitazione in Africo, secondo quanto aveva rivelato Klaus Davi, avrebbe inviato un sms il 4 giugno al massmediologo affermando la propria innocenza: "Presto ti darò una intervista ma vieni senza microfoni". Ma poi la "trattativa per un'intervista andò avanti per due anni - aveva spiegato il massmediologo - ma non ci siamo mai incontrati perché lui era convinto che lo avrei ripreso. Sapevo dove viveva a Milano e dove firmava la sorveglianza ma non andai mai perché volevo concludere senza forzature. Ma poi l'intervista non andò comunque in porto".

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