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La Procura distrettuale antimafia ha chiesto il processo per i nove indagati nel filone catanzarese dell’inchiesta ‘Via col vento’, iniziata da un'attività investigativa della Dda di Reggio Calabria che si è occupata del ruolo della ‘ndrangheta nel grande business dell’eolico. Tra gli esponenti delle ‘ndrine calabresi coinvolti nella vicenda ci sono personaggi delle cosche del crotonese e del vibonese tra cui Rocco Anello e Romeo Ielapi di Filadelfia, Giuseppe Errico e Giovanni Trapasso di Cutro, Mario Fuoco di Crotone, Riccardo Di Palma della provincia di Benevento, Mario Scognamiglio di Napoli, Pantaleone Mancuso di Limbaldi e Giovanni Giardino di Maida. Tutti e nove, già raggiunti per un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Dda di Catanzaro e dall’autorità giudiziaria di Reggio Calabria, dovranno presenziare il 28 marzo prossimo all’udienza preliminare.
Il fascicolo con le posizioni degli indagati catanzaresi è nelle mani del sostituto procuratore Antonio De Bernardo, oggi alla Dda di Catanzaro, che a suo tempo aveva già seguito l'indagine quando era pm a Reggio Calabria.
Gli esponenti delle cosche sono accusati di concorrenza illecita nell’ambito della realizzazione dei parchi eolici di Amaroni di Cutro e di San Biagio. Le ‘ndrine, secondo l’accusa, avrebbero ottenuto con metodi illeciti come le minacce alla sicurezza dei cantieri e la distorsione del mercato delle opere civili, lavori affidate a ditte vicine agli Anello di Filadelfia. Tramite i Mancuso di Limbaldi, gli affiliati sono accusati di pressione sui cantieri attraverso la richiesta di 135 mila euro di ‘tassa ambientale’ (pizzo) per la sicurezza sui cantieri. La loro presenza si sarebbe estesa anche al servizio di guardiania dei parchi eolici svolto con modalità non necessarie.
La pressione delle ‘ndrine avrebbe riguardato anche gli alloggi degli operai delle ditte dell’eolico che dovevano appoggiarsi all’hotel ‘Ulisse ristorante Nausaica dal 1972’ di Maida di proprietà dei Giardino. Gli stessi meccanismi sarebbero stati messi in atto per la costruzione del parco di San Biagio e di Cutro dove le ditte venivano costrette a subappaltare i lavori alle imprese vicine alle cosche. Il loro operare, secondo gli inquirenti, sarebbe stato coperto da aziende, legate sempre alle ‘ndrine, che si occupavano di trasporti delle pale eoliche.

ANTIMAFIADuemila
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