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nirta sebastianodi Davide de Bari
I giudici d’Appello: “Fu il secondo killer della strage”

Ergastolo. E’ questo il verdetto della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Daniele Cappuccio, che ha condannato all’ergastolo il boss Sebastiano Nirta, 48 anni, per essere stato uno dei sicari della strage consumata a Duisburg (Germania) il 15 agosto del 2007; dove furono assassinate sei persone originarie di San Luca, in Aspromonte. Così nel processo d’appello “bis” è stata ripristinata la sentenza di condanna di primo grado dopo che la Cassazione, nel 2016, aveva annullato con rinvio la sentenza d'appello, limitatamente alla posizione di Nirta, rispetto all’accusa di omicidio pluriaggravato confermando, invece, la condanna a 12 anni per “associazione mafiosa”.
Una strage, quella di Duisburg, che ha “rivelato” la presenza della ‘Ndrangheta oltre i confini italiani.
Secondo quanto scoperto dalle indagini della Dda di Reggio Calabria, la strage ha rappresentato il culmine della faida andata avanti per anni tra le cosche Nitra-Strangio e i Pelle-Vottari. Prima di Nirta, ad essere condannato all’ergastolo in via definitiva, in quanto killer del massacro, è stato Giovanni Strangio.
Il boss Sebastiano Nirta era il cognato di Maria Strangio, 33enne madre di tre bambini e moglie del boss e capo dell'omonima cosca Giovanni Luca Nirta, uccisa a San Luca il giorno di Natale del 2006. Omicidio che, secondo la ricostruzione della Dda di Reggio Calabria, sarebbe stato la causa scatenante della strage di Duisburg. Il boss di San Luca venne arrestato a febbraio del 2010, nell’operazione “Fehida III”. Poi vi fu il rinvio a giudizio e la sentenza di condanna in primo grado all'ergastolo perché ritenuto responsabile del reato di associazione mafiosa, omicidio aggravato e detenzione e porto illegale di armi. Sentenza che nel luglio 2015 fu ribaltata, per quanto riguarda l'omicidio aggravato e la detenzione e porto illegale di armi, con l'assoluzione "per non aver commesso il fatto.
Dopo il ricorso dei magistrati reggini c'è stato il nuovo processo. Il Procuratore generale di Reggio Calabria Bernardo Petralia e il sostituto procuratore generale Fulvio Rizzo hanno compiuto ulteriori accertamenti evidenziando anche ulteriori indizi che non erano stati valutati nel precedente dibattimento. Entrambi hanno sottolineato l’importanza del materiale probatorio rinvenuto in Germania grazie alla collaborazione di polizia, carabinieri e Bundeskriminalamt (la polizia criminale tedesca), all’interno di un appartamento di Dusseldorf, ritenuta la base strategica del commando. Non solo. Sono state rivalutati gli esiti dell’esame dell’abitacolo della Renault Clio, che secondo l'accusa, sarebbe state utilizzata dal commando la sera del 15 agosto 2007.
Ripercorrendo le motivazioni della sentenza d’Appello, l’accusa aveva accertato che c’era stata una “carente ed erronea valutazione delle risultanze probatorie davanti all’esame delle tracce 964 e 698 acquisite in sede di rilievi scientifici sulla autovettura Renault Clio” e una “contraddittorietà e carenza motivazionale”. Quindi era stata sottolineata la presenza di un refuso, ovvero una traccia biologica di Dna rivenuta sul tappo del serbatoio dell’auto attribuita a Nirta (segnato come “soggetto 13”), indicata erroneamente come “701” anziché “710”.
Dopo la sentenza i difensori dell'imputato, i legali Antonio Russo e Nico D’Ascola e, quale sostituto processuale Francesco Siclari, hanno fatto sapere che impugneranno la sentenza. Inoltre, la Corte d’Assise d’Appello ha condannato Nirta alla rifusione delle spese processuali in favore dei familiari delle sei vittime: Francesco e Massimo Pergola, Tommaso Venturi, Francesco Giorgi, Marco Marmo e Sebastiano Strangio, tutti ritenuti membri della cosca Pelle-Vottari, avversari della cosca 'Nirta-Strangio'. Anche la Provincia di Reggio Calabria, rappresentata dall’avvocato Pietro Catanoso, costituitasi parte civile, dovrà essere risarcita dal condannato.

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