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delitto bruzzese rai news 24Su RaiNews24 lo speciale sul delitto Bruzzese - Video
di Karim El Sadi
25 dicembre 2018 le strade del centro storico di Pesaro si sono tinte di rosso. Non per gli addobbi natalizi o le luci che coloravano la città ma per il sangue versato in via Bovio, dove in serata due uomini hanno esploso una ventina di colpi uccidendo Marcello Bruzzese, fratello del pentito di ‘Ndrangheta, Biagio. Ad oggi i termini in cui l’agguato ha avuto modo di realizzarsi fanno ancora riflettere e discutere. Oggetto della polemica la non sufficiente attenzione del sistema di protezione nei riguardi del 51enne di origini calabresi. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha da subito espresso le proprie perplessità su come era avvenuto il meccanismo di tutela di Bruzzese, evidenziando "delle falle nel sistema". Perplessità, queste, ribadite a Rai News nel corso di un intervista contenuta nel servizio a firma di Alfredo Di Giovampaolo, dove il Procuratore ha aggiunto “ci sono ancora falle nel sistema, il primo provvedimento in casi di pericolo è quello di spostare collaboratori e famigliari, è evidente che se si è raggiunto in questo momento è perchè ancora non si è riuscito a portare a compimento una operazione programmata e urgente”. Il procuratore nazionale antimafia, tra l’altro, ieri sul punto ha riferito davanti alla commissione parlamentare. Questo omicidio potrebbe avere degli effetti “devastanti” in quanto i mafiosi, se lo Stato non riesce a garantire la loro sopravvivenza, come nel caso di Bruzzese, potrebbero essere disincentivati dal collaborare con la giustizia. “Il fenomeno potrebbe via via ridursi se il rischio è così forte che addirittura una persona sotto protezione può essere vittima di omicidio - ha detto de Raho - sia il servizio centrale di protezione, sia la commissione per i collaboratori di giustizia nell’approfondire il tema ha rivelato una serie di carenze che si sono verificate”. Carenze queste non del tutto sanate a partire dal nome di Marcello Bruzzese rinvenuto nella casella della posta sotto casa sua, fino ad arrivare al ritrovamento da parte del giornalista stesso dell’abitazione, dove vive Biagio Bruzzese il fratello pentito di mafia, per un’intervista. Quest’ultimo, però, ha liquidato l’inviato dicendo che non è autorizzato a rilasciare dichiarazioni o a mostrarsi alla telecamera per via delle restrizione della DNA. I fratelli Bruzzese si sono trasferiti a Pesaro nel 2008 e sono entrati all’interno del programma di protezione che prevedeva un sostegno economico, ovvero casa e stipendio pagati dal ministero degli Interni alla futura vittima Marcello. Fino al 2003 i Bruzzese erano stati alleati dei Crea di Rizziconi, storica cosca della Piana. L'alleanza si era però interrotta bruscamente quando Girolamo, latitante e condannato a 7 anni per omicidio, aveva sparato alla testa del boss Teodoro Crea e, credendolo morto, si era costituito iniziando la sua collaborazione con la giustizia. Una storia intricata e dai classici contorni mafiosi. Nessuno pensava si potessero avere dei risvolti tanto drammatici in una cittadina “tranquilla” come quella di Pesaro. Come si è chiesto il sindaco della provincia Matteo Ricci subito dopo il delitto “quante persone protette ci sono nella nostra città e perchè proprio a Pesaro?”. La realtà, in base a ciò che si evince dalle cronache e dai tribunali del territorio, suggerisce che né Pesaro né la regione Marche sono “isole felici” come ha sottolineato De Raho “oggi nessun territorio è tranquillo soprattutto quando parliamo di ‘ndrangheta rileviamo che le articolazioni, le diramazioni, sono presenti in tutto il territorio nazionale”. Anche Francesco Montanari del coordinamento antimafia di Pesaro ha ribadito che il “territorio marchigiano e in particolare quello della provincia di Pesaro legato alla vicinanza con San Marino ed Emilia Romagna, che non può lasciarci stupiti se veniamo a sapere di infiltrazioni di criminalità organizzata”. E allora sorge spontanea la domanda che ha poi dato il titolo al servizio di Rai News, dov’è la mafia?
All’apertura dell’anno giudiziario della corte di Appello di Ancona il Pg Sergio Sottani ha parlato di un aumento del 201% dei reati di criminalità organizzata, stabilendo, di fatto, una chiara presenza di uomini e attività direttamente o indirettamente appartenenti e riconducili alla criminalità organizzata nella regione. “Il soggetto economico mafia è un soggetto oggi ricchissimo - ha ricordato de Raho - che ha disponibilità tali che consentono di investire in qualunque settore che è lo strumento grazie al quale si può fare ripulitura del denaro sporco proveniente dallo spaccio di stupefacenti”. Nello specifico il servizio di Rai News ha evidenziato che nelle Marche sono 40 i beni confiscati alla mafia e 17 di questi solo nel pesarese. A Isola del Piano, un comune di circa 600 abitanti in provincia di Pesaro-Urbino, si era saltuariamente stabilito durante le vacanze Ruggero Cantoni. L’uomo era a capo di una organizzazione criminale che taglieggiava imprenditori e commercianti fra le provincie di Lecco e Como. Oggi la villa confiscata è stata assegnata al comune che l’ha trasformata in una fattoria della legalità. Ma c’è di più “oggi la mafia, soprattutto la ’ndrangheta, si muove negli appalti pubblici con cartelli di impresa, con 40, 50, 60 imprese e partecipa alle gare e a volte occupa totalmente la gara, vale a dire che la rotazione della regia mafiosa consente di individuare il soggetto che diventerà affidatario all’appalto”. A questo riguardo nel 2014 due imprenditori di San Cipriano di Aversa (Caserta) avevano ottenuto l’appalto per la costruzione della terza corsia dell’autostrada A14 che attraversa tutta la regione. I due alleggerivano la busta paga dei loro dipendenti, regolarmente assunti e stipendiati, lavoratori che tornavano a casa con 400 euro, circa un terzo dello stipendio che spettava loro di diritto. Per questo motivo i vincitori dell’appalto sono stati condannati a fine 2018 in via definitiva per estorsione. La gente non parla e nei cantieri in zona non si respira aria tranquilla. “I lavoratori non raccontano tutto, noto stranezze - ha detto Gianluca Di Sante, responsabile Edili Fillea CGIL Pesaro - hanno paura di perdere il posto lavoro”. Sempre intorno alla fine dell’anno scorso il tribunale di Pesaro ha rinviato a giudizio 26 persone accusate di far parte di un’organizzazione criminale “radicata transnazionale” che avrebbe messo su una frode da 32 miliardi di euro producendo prodotti agroalimentari OGM spacciati per biologici. “Oggi la mafia ha cambiato faccia non si spara più ma si corrompe molto di più quindi la domanda ‘dov’è la mafia è una domanda ancora più inquietante perchè non riusciamo a riconoscerla” ha detto Francesco Montanari. Una soluzione però c’è per contrastare queste infiltrazioni. Come ha spiegato il direttore di Confindustria di Pesaro, Salvatore Giordano: “La prima attenzione deve avvenire quando vengono offerti soldi facili da imprenditori tramite società non conosciute per degli interventi, perchè attraverso ciò si può arrivare a dei sistemi di pressione indebita”.

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