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Smantellata la locale che si era infiltrata nel tessuto economico-sociale e che cercava rapporti con logge massoniche

La ‘Ndrangheta è presente anche in Valle d’Aosta. Il lungo filo delle cosche che collega la Calabria con le altre regioni del Nord (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna ecc…) è arrivato anche ai piedi delle Alpi. A dirlo è l’operazione odierna, denominata “Geenna”, che ha visto impiegati i carabinieri del gruppo Aosta e del Ros (Raggruppamento operativo speciale) nell’esecuzione di misure cautelari nei confronti di sedici persone, ritenute appartenenti alle famiglie ‘ndranghetiste Nitra-Scalzone di San Luca (Reggio Calabria), nota per la strage di Duisburg (sei morti, il 15 agosto del 2007). Le accuse a vario titolo sono associazione di tipo mafioso, concorso esterno, estorsioni tentate e consumate, tentato scambio elettorale politico-mafioso, traffico illecito di droga, detenzione e ricettazione di armi e favoreggiamento personale. Secondo quanto diffuso dagli investigatori, l’inchiesta ha portato alla luce “uno scenario di pervasiva infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale” e ha documentato l’esistenza di un’organizzazione finalizzata al narcotraffico che oscillava tra la Spagna e l’Italia. Tra gli arrestati spicca il nome del boss Bruno Nitra detto “la Bestia”, fratello di Giuseppe Nitra, trafficante di droga, cui la Cassazione attribuì il grado di “padrino”, ucciso in Spagna nel 2008. Bruno è stato prima il suo braccio destro e poi il suo successore al vertice del sodalizio criminale che aveva preso base in Valle d’Aosta per un traffico di stupefacenti condotto tra Torino e la Spagna. Per i carabinieri, la “locale” di Aosta era retta da Marco Di Donato mentre Nitra insieme ad Antonio Raso erano i promotori e gli organizzatori dei traffici.



Il coinvolgimento di politici e professionisti

Di certo lo statuto speciale della Regione e i vantaggi economici che ne derivano hanno solleticato gli appetiti dell’organizzazione che ha cominciato la “scalata” al potere locale. In una intercettazione si sente dire “non possiamo lasciare tutti ‘sti soldi a 4 valdostani”. L’indagine, però, non vede coinvolti soltanto presunti mafiosi, ma anche personaggi appartenenti alla politica locale, imprenditori e amministratori. Infatti, in carcere sono finiti un consigliere regionale dell’Union Valdotaine Marco Sorbara, ex assessore comunale di Aosta, Monica Carcea, assessore comunale di Saint-Pierre (Aosta) e Nicola Prettico, consigliere comunale di Aosta. L’organizzazione avrebbe fatto eleggere nel Consiglio comunale di Aosta uno dei propri membri attraverso il supporto dell’azione politica e ricavando vantaggi dagli eletti. Dalle indagini è emerso un chiaro tentativo di “scambio elettorale politico-mafioso” effettuato da Antonio Raso nei confronti di un referente regionale di partito.
Inoltre, sarebbe finito in manette l’avvocato torinese, Carlo Maria Romeo, noto legale difensore in quasi tutti i più importanti processi di criminalità organizzata celebrati a Torino. La procura si muoverebbe nei suoi confronti per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento personale, concorso in estorsione e concorso in falso ideologico in atti d’ufficio. Romeo avrebbe fatto da intermediario nella cessione di mezzo chilo di cocaina dal presunto boss Bruno Nirta a Bruno Trunfio, l’ex assessore comunale di Chivasso (Torino) condannato nel processo “Minotauro”. Oltre a questo, l’avvocato avrebbe messo in allarme l’organizzazione sui rischi dovuti alle dichiarazioni di un pentito.



Come è iniziata l’inchiesta
Gli investigatori nel 2014 hanno avviato l’indagine tramite l’osservazione e pedinamento di Bruno e Giuseppe Nitra. Tra i locali frequentati c’era anche la pizzeria “La Rotonda” di un altro presunto membro del sodalizio criminale, Vincenzo Raso. “Sono nomi di famiglie che conosciamo da sempre, alla seconda o alla terza generazione. Le conosciamo dai primi anni Ottanta” ha ricordato il procuratore vicario Paolo Borgna. Oltre a questo, i magistrati antimafia, Stefano Castellani e Valerio Longi, hanno studiato atti di altre inchieste come “Tempus venit”, “Hybris”, “Minotauro” dove erano emerse informazioni sull’esistenza della locale di ‘Ndrangheta ad Aosta e “Lenzuolo” del 1999.
Secondo gli inquirenti, la strategia adottata dall’organizzazione era la ricerca di contatti all’interno del mondo politico, imprenditoriale e altri. Infatti, la locale di Aosta aveva fatto eleggere un suo membro, Nicola Prettico, nel consiglio comunale di Aosta nel 2015. Altri politici, come Sorbara e Carcea, avevano avuto l’appoggio dei due presunti “promotori” della locale, Marco Fabrizio Di Donato e Antonio Raso. Quest’ultimo aveva anche proposto il suo appoggio all’attuale sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, che però aveva rifiutato.
Inoltre, i Nitra erano in affari con Gerardo Cuomo e il suo “Caseificio aostano”, al centro dell’inchiesta che coinvolge l’ex procuratore reggente Longarini, per controllare il traffico di cocaina. Non solo. Secondo fonti investigative, due membri della locale di Aosta avevano cercato di rapportarsi con logge massoniche con l’intenzione di scalare le gerarchie per fare iscrivere personaggi appartenenti al mondo professionale.

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