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fava antonino garofalo vincenzoIeri la commemorazione con Bombardieri, Petralia e Nistri
di AMDuemila
E' stato ricordato, nel corso di un'iniziativa ospitata nella Scuola allievi carabinieri di Reggio Calabria, l'omicidio dell'appuntato Antonino Fava (a sinistra) e del carabiniere Vincenzo Garofalo (a destra) a 25 anni dall'agguato perpetrato da un commando della 'ndrangheta nei pressi dello svincolo di Scilla dell'autostrada Salerno Reggio Calabria.
All'iniziativa hanno partecipato il Procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, il Procuratore generale Bernardo Petralia e il Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri. "L'attacco allo Stato in Sicilia e Calabria, Roma, Firenze e Milano, fino al progettato e non eseguito per cause fortuite, attentato contro i carabinieri di servizio allo stadio Olimpico del 1994, era in atto perché qualcuno voleva mettere lo Stato in ginocchio - ha detto il Procuratore capo di Reggio Calabria - Un disegno eversivo già avvalorato dai giudici di merito in cui si riconosce che l'assalto ai carabinieri in Calabria altro non era che un tassello della stagione delle stragi, frutto di una visione comune di Cosa Nostra e 'Ndrangheta, che avevano tentato anche di coinvolgere la camorra".
Nel suo intervento Bombardieri ha anche ricordato che attualmente, di fronte alla Corte d'Assise di Reggio, è in corso il processo 'Ndrangheta stragista contro Rocco Santo Filippone e Giuseppe Graviano.
Bombardieri ha anche messo insieme i "tre efferati attacchi per un unico disegno eversivo". Oltre agli omicidi dei carabinieri Fava e Garofalo, Bombardieri ha ricordato, infatti, gli attentati del primo dicembre del 1993 all'appuntato Silvio Ricciardi e al carabiniere Vincenzo Pasqua, e l'agguato del primo febbraio del 1994 contro una seconda pattuglia del nucleo radiomobile composta dal brigadiere Salvatore Serra e dall'appuntato Bartolomeo Musicò, che scamparono miracolosamente alla morte. E proprio quegli episodi sono stati ricostruiti all'interno del processo. "Le indagini su tutti e tre gli agguati - ha sostenuto ancora il Procuratore di Reggio Calabria - subirono un tentativo di depistaggio, con una versione di comodo secondo cui Fava e Garofalo furono uccisi da Francesco Calabrò, giovanissimo killer della 'Ndrangheta, per paura di essere controllato mentre trasportava con altri complici in auto un carico di armi e di stupefacenti acquistati nella Piana di Gioia Tauro. Tentativo però presto fallito poiché lo stesso Calabrò scelse di collaborare insieme ad un minorenne che si trovava con lui, Consolato Villani, confermando sin dai primi interrogatori di avere ricevuto l'ordine di aprire il fuoco contro i carabinieri e in qualsiasi circostanza. Tesi, questa, sostanziata da almeno quattro sentenze definitive, ed a tutt'oggi, anche se le indagini non sono ancora concluse ma continuano per appurare le responsabilità dei mandati, confermata dall'apporto di Villani e di Gaspare Spatuzza, capo mandamento di Cosa Nostra della zona di Brancaccio, nonché esecutore di tutte le sentenze di morte ordinate da Giuseppe Graviano, compresa quella di don Puglisi". "Un disegno eversivo - ha detto ancora Bombardieri - già avvalorato dai giudici di merito in cui si riconosce che l'assalto ai carabinieri in Calabria altro non era che un tassello della stagione delle stragi, frutto di una visione comune di Cosa Nostra e 'Ndrangheta, che avevano tentato anche di coinvolgere la camorra".
Nel processo contro Filippone, "uomo riservato al servizio dei Piromalli, e Graviano - ha ricordato ancora il Procuratore di Reggio Calabria - emergono incontestabilmente i rapporti costanti tra 'Ndrangheta e Cosa Nostra, un 'unicum' inserito all'interno di una delle pagine più oscure e dolorose della Repubblica. E noi faremo di tutto per fornire quel contributo che tutta l'Italia si aspetta per giungere alla verità completa ed ai mandanti di queste tragedie".
Anche il Procuratore generale di Reggio Calabria, Bernardo Petralia, ha ricordato che "I patti scellerati tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta sono innumerevoli e risalgono nel corso di decenni come dimostrano le indagini di polizia giudiziaria e le sentenze. Le indagini non finiscono mai, soprattutto vi è la necessità di accertare compiutamente i vari livelli di responsabilità di chi si è macchiato di così barbari delitti". "Si tratta di fare emergere - ha aggiunto Petralia - anche connivenze e responsabilità non espressamente penali, dentro uno scenario vasto, su cui continueremo a lavorare affinché l'attacco allo Stato attraverso gli attentati ai suoi uomini in divisa trovi adeguata risposta di giustizia".
Nell'intervento del Comandante generale dell'Arma dei carabinieri Giovanni Nistri forte è stato l'invito al senso d unità per affrontare il presente ed il futuro: "I carabinieri sono stati colpiti perché sono una parte della rappresentanza dello Stato, della Patria". "Insieme a questo - ha aggiunto Nistri - voglio ricordare che gli agguati a Fava e Garofalo, e agli altri nostri colleghi, hanno colpito seriamente anche le famiglie. Fava e Garofalo hanno lasciato mogli, figli, genitori, parenti e noi non dimentichiamo. Non per sentimenti di vendetta, ma per restare accanto a chi continua ad avere fiducia nello Stato".

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