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parlamento berlino c imagoeconomicadi Francesca Panfili
La potenza della criminalità calabrese svelata dalle inchieste

C'è un fil rouge che unisce il territorio tedesco a quello calabrese e, purtroppo, passa spesso per la potente presenza della ‘Ndrangheta in Germania. Una presenza che vede le mafie italiane investire milioni di euro all’anno oltralpe e che è confermata non solo dalle stime fatte dal Ministero di Giustizia tedesco, ma anche dalle recenti inchieste condotte dai procuratori distrettuali di Catanzaro e di Reggio Calabria sul ruolo delle mafie italiane in Germania. In un articolo pubblicato su La Gazzetta del Sud, Arcangelo Badolati, ha evidenziato come da tali inchieste emerga chiaramente che le cosche italiane si siano ristrutturate dopo la strage di Duisburg del 15 agosto del 2007, riutilizzando sempre gli stessi schemi di ‘immersione’ capillare nel territorio. Questa riorganizzazione passa per il riciclo di denaro e la rilevazione di esercizi commerciali gestiti dalle famiglie dei clan, come ristoranti, bar, gelaterie e pizzerie, finanziati dagli ingenti guadagni derivanti dal traffico di stupefacenti. L’ultimo blitz coordinato dalla Direzione Nazionale Antimafia ha portato all’arresto di una decina di esponenti dei clan calabresi che erano attivi sul territorio del Bundestag e su scala internazionale. Badolati ha ricordato come degli affari delle mafie nel territorio tedesco avevano già parlato il Procuratore Giovanni Bombardieri e il Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo che a dicembre scorso avevano dichiarato: “Sono stati individuati all’estero gli affari messi in piedi da diversi esponenti di affermate famiglie della ‘Ndrangheta calabrese operanti soprattutto nel cuore della Locride, dedite al traffico internazionale di droga, al riciclaggio, al reinvestimento di rilevanti capitali finanziari, soprattutto nel settore commerciale e della ristorazione, contando su basi logistiche dislocate non solo in Calabria ma anche in altre regioni italiane nonché in Olanda e in Germania e dotate di una vera e propria flotta di mezzi per far giungere a destinazione la cocaina”.
Lo stesso scenario è emerso anche dall’inchiesta Stige condotta dal procuratore Nicola Gratteri e dall’aggiunto Vincenzo Luberto che hanno indagato sul ruolo dei clan di Cirò e del basso ionio cosentino con il territorio tedesco. Quello che emerge da questa operazione è una fitta rete di legami economici che uniscono questa parte d’Italia alla Germania attraverso l’intermediazione di un personaggio, Mario Lavorato, noto alle cronache per il suo rapporto con la potente cosca dei Farao-Marincola di Cirò. Lavorato era già finito sotto inchiesta negli anni ’90 e fu poi assolto. Del suo ruolo parlarono anche diversi pentiti come il siciliano Gioacchino Sghembri e Domenico Critelli, defunto boss di Cariati noto come ‘Saragat’.
Questa volta Mario Lavorato avrebbe favorito l’espansione commerciale e l’export sul territorio tedesco dei prodotti delle famiglie ‘ndranghetiste, imponendo il loro acquisto a ristoranti, bar e pizzerie gestite da italiani. Per farlo, Lavorato si sarebbe servito di un’associazione nota come A.r.m.i.g. di cui è ispiratore, che raccoglie le diverse attività di ristorazione calabrese in Germania tra le città di Francoforte e Offenbach e dell’area del Baden Wuttemberg. Per i magistrati Nicola Gratteri e Vincenzo Luberto, ‘Don Mario’ avrebbe utilizzato l’associazione per agevolare gli interessi delle cosche di Cirò di cui si vantava di essere amico nelle intercettazioni telefoniche. ‘Quella è la mia famiglia’ diceva Lavorato nelle intercettazioni in cui sfidava anche magistrati e autorità. Il progetto di Mario Lavorato non si sarebbe limitato solo alla vendita di alimenti e di vini di provenienza delle aziende dei clan cirotani, ma si sarebbe esteso anche al turismo tedesco in città come Cariati, Rossano e Mandatoriccio dove i suoi ‘amici’ sono titolari di strutture ricettive e ristoranti. Nel 2017 Mario Lavorato riuscì a portare il sindaco di Offenbach e i dirigenti del settore turismo della cittadina tedesca in tour nell’area ionica centro-settentrionale per stringere nuove collaborazioni e convincere gli amministratori tedeschi a creare tour e vacanze organizzate in questi luoghi controllati dai Farao e dai Marincola. Di queste famiglie insediatesi in Germania già dagli anni ’90, parlarono diversi pentiti tra cui Heicko Kschinna che definì Giuseppe Farao e Cataldo Marincola come i boss della mafia calabrese a Stoccarda e l’ex killer Giorgio Basile, di origine coriglianese, che parlando della polizia tedesca disse: “La polizia non ci ha mai voluto credere ma i tedeschi si devono convincere che lì, ovunque c’è una pizzeria, c’è la ‘Ndrangheta”.

Foto © Imagoeconomica

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