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gioia tauro porto c imagoeconomicadi Aaron Pettinari
Presentato il report "Italian port security"

“Quello della droga è un mercato che non conosce crisi e la ‘Ndrangheta controlla l’80% del traffico di cocaina che arriva in Europa". Così aveva dichiarato Nicola Gratteri in un'intervista rilasciata al nostro giornale. Un vero e proprio monopolio che non è mai stato messo in discussione e che viene confermato anche da indagini più recenti. Nei giorni scorsi a confermare il dato è stato anche il report "Italian port security". "Tra tutte le varie organizzazioni di stampo mafioso in Italia, infatti - si legge nel documento - quella calabrese è riuscita ad acquisire il quasi totale controllo di questo traffico, spingendo le altre organizzazioni criminali, italiane o straniere, a specializzarsi nel traffico di altre droghe o in altri traffici illeciti. La particolarità della ’Ndrangheta è che la detenzione di questo monopolio le permette di curarsi meno degli altri traffici, come ad esempio quello dei tabacchi lavorati esteri, preferendo lasciare questo tipo di attività a Camorra e mafie pugliesi, quasi a spartirsi i proventi per un pacifico modus vivendi. L’acquisizione di questo sostanziale monopolio è stata possibile grazie alla creazione di solidi rapporti con i cartelli sudamericani che hanno reso la ’Ndrangheta tra le organizzazioni mafiose più importanti al mondo, con ramificazioni anche in tutto il Centro-Nord Italia e nel resto d’Europa (oltre che nel resto del mondo). Ragion per cui, sono le altre organizzazioni mafiose italiane a doversi rivolgere ai clan calabresi per l’acquisto di partite di cocaina".
Nello studio sviluppato da Clarissa Spada e Francesco Marone e curato da Lorenzo Vidino, si approfondiscono i temi dei traffici illeciti e delle infiltrazioni jihadiste nei porti italiani. In particolare, per quanto riguarda i primi, ci si concentra sul "contrabbando di tabacchi lavorati esteri, l’immigrazione clandestina, il traffico di armi e, soprattutto, quello degli stupefacenti, in relazione al quale ritroviamo una trattazione differenziata tra cocaina, eroina, hashish e marijuana, quanto mai opportuna, attese le diversità che riguardano i luoghi di provenienza, le rotte e le modalità di trasporto, nonché i gruppi criminali che si occupano del relativo smercio continua a essere la principale porta di ingresso della polvere bianca in Italia".
In particolare si evidenzia come la 'Ndrangheta, negli ultimi tempi, stia "diversificando" la destinazione dei carichi dello stupefacente. Il Porto di Gioia Tauro resta il più importante nello scacchiere mondiale del traffico in quanto "costituisce anche la più grande porta di ingresso della cocaina, tanto da essere talora denominato 'Coca Tauro'. Un porto ormai divenuto fondamentale per la ’Ndrangheta, dove le famiglie più importanti della piana di Gioia Tauro - Piromalli, Pesce, Molè, Bellocco - dominano riuscendo a penetrare la gestione del porto a più livelli". Tuttavia, a causa dell'azione repressiva, la criminalità organizzata calabrese avrebbe gradualmente diversificato i punti di approdo. "Le varie cosche - è scritto nel rapporto - hanno così pensato di rivolgersi ai porti del Nord Italia, come quelli di Genova, La Spezia, Vado Ligure (SV), Livorno, Venezia. I pericolosi legami che i clan sono riusciti a creare e cementare hanno reso queste aree crocevia di smistamento", oltretutto, più vicine "ai canali di spaccio remunerativi com quelli di Lombardia, Piemonte e anche del Nord Europa". "A conferma di quanto detto - aggiunge lo studio - il 2018 è iniziato con pochissimi sequestri di cocaina presso il porto di Gioia Tauro (circa 74 kg da gennaio a maggio 2018). Al contrario, quantitativi più consistenti sono stati rinvenuti nei porti come Genova e Livorno".

traffico cocaina grafico 2019

Le rotte dell'Oro bianco
I carichi di Cocaina arrivano dal Sud America (in primis dalla Colombia) e dal Messico spesso usufruendo di operazioni di transhipment con servizi feeder, passando anche attraverso l'Africa occidentale o i porti della Spagna meridionale. Quattro sono le rotti principali indicate dagli studiosi.
La California express: dal Nord America a Panama attraverso California e Messico. Da Panama poi, attraverso i servizi feeder, si raccolgono i carichi minori provenienti da Cile, Perù e Brasile, diretti a Gioia Tauro.
Medusa: da Messico a Bahamas. Qui si raccolgono carichi più piccoli provenienti dal resto del Sud America attraverso i porti della Spagna, specialmente Valencia. La scelta di entrare nell'area Schengen toccando prima i porti spagnoli non è di certo casuale, ma ha lo scopo di eludere i controlli, e di rendere il carico meno sospetto. Uno degli elementi costituenti l'analisi di rischio delle dogane è appunto la provenienza del carico, insieme alla bandiera della nave. Il fatto che una nave abbia in teoria già passato i controlli di un altro stato europeo, fa sì che il carico illecito attiri meno attenzione.
Argentina: verso Montevideo, in Uruguay, e Sud Brasile, prima di partire alla volta di Gioia Tauro.
Dall'Africa occidentale: al fin di evitare rotte prevedibili, molte partite di cocaina vengono dirottate in Ghana e Nigeria per poi farle arrivare in Europa.

I metodi del traffico
Secondo il report il mezzo più utilizzato per il trasporto della coca è sicuramente quello dei container. La droga viene "celata dietro carichi di copertura, sofisticati doppifondi messi a punto per aggirare i controlli a raggi X o, anche, in container vuoti. Da alcuni anni è stata adottata la tecnica del rip-off system, che consiste nel posizionamento della partita di droga in borsoni davanti alla portacontainer, in modo tale da essere facilmente estraibile da operatori portuali 'infedeli', i quali ricevono specifiche istruzioni per svolgere una tale azione". In questo caso il carico no viene inserito nella primissima fase di riempimento del container, "ma in un momento successivo, con l'apertura del container stesso attraverso la manomissione e, talvolta, sostituzione del suo sigillo". Un’altra è quella che riguarda le operazioni di trasbordo al largo delle coste su imbarcazioni più piccole, spesso pescherecci. Succede anche che i panetti di droga vengano lanciati in mare dall’imbarcazione madre, muniti di Gps, in modo tale da intercettarli. Infine, l’utilizzo di motonavi appositamente modificate nel fondo per procedere poi all’estrazione del carico con l’ausilio di sommozzatori.

Foto © Imagoeconomica

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