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filippini angelodi AMDuemila
Ritenuto uomo di fiducia dell'organizzazione Spinella-Ottinà

Il latitante Angelo Filippini è rientrato in Italia, nella tarda serata di ieri, scortato da personale dello SCIP - Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Filippini, arrestato nell'aprile scorso dopo una latitanza di ben 22 anni, viveva in Marocco da almeno dieci anni. Era stato rintracciato a Temara, una cittadina della costa marocchina a pochi chilometri dalla capitale Rabat, dai Carabinieri del Reparto Operativo-Nucleo Investigativo di Como dopo una lunga attività d'indagine. Lì dirigeva un'impresa edile, spacciandosi per cittadino bulgaro. Uomo di fiducia dell'organizzazione 'ndranghetista "Spinella-Ottinà", deve scontare oltre 11 anni e 7 mesi di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti: era coinvolto nell'operazione Smirne, che nel 1996 aveva portato a 170 arresti tra Calabria e Lombardia per le infiltrazioni al Nord di varie cosche della 'ndrangheta. In particolare, il latitante arrestato era accusato di essere il responsabile dello stoccaggio di ingenti quantità di eroina e cocaina (circa 200 kg al mese) importate dalla Turchia, che custodiva in un suo capannone di Rovellasca, dietro compenso di 30 milioni di lire a carico, per conto del clan Spinella-Ottinà, che imperversava nella zona della provincia di Como. Filippini risultava essere amico di Diego Spinella, il capoclan assassinato nel 1993 a Turate per una faida interna ai gruppi calabresi. I carabinieri di Como sono riusciti a tracciare gli ultimi dieci anni del latitante in Marocco seguendo varie tracce, da quelle dei familiari a quelle del denaro a lui riconducibile, fino a quando, nell'aprile scorso, era stato riconosciuto grazie alla mutilazione del dito medio della mano destra ed arrestato dalla Gendarmeria Reale marocchina. Al momento è stato trasferito nel carcere di Rebibbia.

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