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di AMDuemila - Video
Ai domiciliari l'ex deputato Giuseppe Galati

E’ partita stamattina all’alba l’operazione condotta dagli uomini della Guardia di Finanza e coordinata dal procuratore Nicola Gratteri e dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla che ha portato all’arresto di ventiquattro persone tra cui funzionari pubblici, alcuni dei quali coinvolti nel settore della sanità, e un ex deputato del centrodestra, Pino Galati, finito ai domiciliari.
L’operazione, definita “Quinta Bolgia”, si è sviluppata tra Lamezia Terme e Catanzaro ed è nata per indagare le ramificazioni degli affari del potente clan Iannazzo-Daponte-Cannizzaro delineando importanti commistioni fra settori della pubblica amministrazione e della sanità locale, gestiti da uomini di 'ndrangheta.
Dal trasporto sanitario alle pompe funebri, nella zona di Lamezia Terme e Catanzaro, secondo gli inquirenti la 'ndrangheta si sarebbe servita del benestare di pezzi delle istituzioni per compiere i suoi affari illeciti, coinvolgendo anche uomini con un trascorso politico importante come Galati, parlamentare eletto nel 2006 che negli anni è passato sotto vari partiti di centro destra, per poi ricandidarsi con “Noi con l’Italia” alle ultime elezioni, sfiorando il seggio per un soffio.
Non è la prima volta che il nome di Galati balza alle cronache giudiziarie per diverse inchieste che lo vedono coinvolto come ex presidente di “Calabresi nel mondo”. Durante il suo incarico avrebbe infatti assunto diversi collaboratori a fini clientelari per aumentare il suo bacino elettorale e li avrebbe fatti lavorare a progetti finanziati con fondi comunitari. Galati fu indagato anche nell’inchiesta "Alchemia" condotta dalla Dda di Reggio Calabria dove fu poi prosciolto.
Nell’ambito dell’operazione “Quinta bolgia”, sono state arrestate dodici persone mentre altre dodici sono ai domiciliari. I militari della Guardia di Finanza, coordinati dalla Dda e dallo Scico di Roma, contestualmente hanno sequestrato beni per dieci milioni di euro.
Tutti i dettagli dell’operazione saranno resi noti questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal procuratore Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dal generale Alessandro Barbera, comandante dello Scico di Roma.

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