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report servizio juventus ndranghetadi Davide de Bari - Video
Minacce alla redazione prima della messa in onda del programma

"E' indubitabile" che ci sia stato "un interessamento diretto delle 'locali' piemontesi della 'ndrangheta nella spartizione del business dei biglietti della Juventus". Queste parole sono scritte nelle motivazioni della sentenza del processo d'appello 'Alto Piemonte', terminato a Torino lo scorso 16 luglio con 14 condanne. Un'indagine che ha fatto luce sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta a Torino mettendo in evidenza anche alcuni collegamenti delle cosche con la tifoseria organizzata. Partendo dallo studio degli atti dell'inchiesta la trasmissione televisiva "Report", il programma condotto da Sigfrido Ranucci, ha mandato in onda una puntata dedicata proprio a quest'ultimo segmento di indagine. Va subito chiarito che la società bianconera non è stata coinvolta (se non come testimone) e non è neanche considerata come parte lesa.
Durante la puntata è emerso che, nonostante gli arresti, i processi e le condanne, il bagarinaggio per le partite della Juventus non si sarebbe fermato, anzi sarebbe proseguito in maniera regolare anche nella scorsa stagione e vi sarebbero stati anche nuovi episodi nelle scorse settimane.
In particolare i giornalisti di report hanno intervistato un ex ultras, Bryan Herdocia, anche noto con il soprannome 'Lo Squalo’. Un soggetto che nel suo "curriculum" ha dodici anni di Daspo, un arresto per una rissa con i fiorentini, detenzione illegale di un coltello, due pistole, una mazza da baseball e ottanta carte d’identità false. Questi ha rivelato che il gruppo di ultras chiamato “Drughi” si è occupato del bagarinaggio fino alla fine dello scorso anno. L’ex ultra ha mostrato una chat da cui si ricava che per la partita di Champions Tottenham-Juve il 3 marzo scorso sono stati venduti "a 250 sterline biglietti che ne costavano 35”. Secondo quanto rivelato dalla trasmissione, biglietti sono stati venduti per Juve-Lazio del 28 agosto e per Valencia-Juve del 18 settembre.
Herdocia ha anche parlato della sua esperienza personale: "Quando ho piazzato i biglietti nel 2015 fuori dal Bernabeu, il tipo che me li dava era nervoso perché c'era un aereo in ritardo. Andò in tilt. 'Tu non sai' disse 'di chi sono questi biglietti, tu non sai a chi vanno. Se non arrivano in tempo e non pagano, qui finisce male'".
Un business ricco, quello del bagarinaggio: l'ex leader dei Bravi Ragazzi, considerato dalla magistratura vicino al clan mafioso Li Vecchi e alla 'ndrina dei Macrì di Siderno, Andrea Puntorno, ha raccontato che prima dell'intervento dei magistrati ci aveva "comprato due case, un'Audi, un panificio".
Secondo gli investigatori, dietro al bagarinaggio c’era la ‘Ndrangheta. Infatti, il processo d’Appello riguardante l’inchiesta ‘Alto Piemonte’ ha certificato il ruolo di Rocco Dominello, presunto esponente del clan Pesce-Bellocco, ma che per Placido Barresi, elemento di spicco della ‘Ndrangheta degli anni ’70 e ’80, sarebbe già il boss di Torino. “Mica entrano solo i Dominello, entra tutta la Calabria unita" ha detto al giornalista durante un permesso dal carcere.

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Raffaello Bucci insieme a Leonardo Bonucci


Il caso Bucci
Nel corso della trasmissione si è anche parlato della morte di Raffaello Bucci, ex capo ultras poi assunto dalla Juventus come supporter liason officer, morto nel luglio del 2016 dopo essere caduto dal viadotto di Fossano (Cuneo). Secondo gli elementi raccolti dietro la sua morte vi sarebbe anche l'ombra della criminalità organizzata calabrese.
Sulla morte di Bucci la procura di Cuneo ha da tempo in corso un'inchiesta. Durante la puntata sono state mostrate delle ricevute "tutte vincenti" di giocate al Lotto (in un tabaccaio di Cuneo) e di Gratta e Vinci. In un giorno è risultato che il possessore abbia vinto 2.111 euro e 200 mila euro in quattro anni. Federico Ruffo, il giornalista che ha condotto l'inchiesta per la trasmissione, ha spiegato che potrebbe trattarsi dell'applicazione di un "sistema brevettato dalla ‘Ndrangheta" per "lavare i soldi”. Il boss, Placido Barresi, sulla vicenda di Bucci, ha ipotizzato che la ‘Ndrangheta volesse da lui “i soldi indietro” e per questo potrebbe essere stato picchiato e poi hanno minacciato suo figlio. Un'ipotesi che, secondo i giornalisti di Report, troverebbe una sponda nell’intercettazione (fatta ascoltare nel corso del programma) di Alessandro D'Angelo, capo della security, al calciatore Bonucci, di cui sono state mostrate delle chat con un tifoso: “Ieri mattina era andato a Palazzo di Giustizia (per essere interrogato dai pm, ndr). Ne è uscito sconvolto. Ha avuto paura. Perdonatemi, diceva. Ma non aveva paura di noi”.
Ma il mistero dietro la morte di Bucci appare ancora più intricato se si considera che questi sarebbe stato un informatore dei servizi segreti (nome in codice "Gestore"). Durante la trasmissione si è anche parlato di una chat in cui un ispettore della Digos chiede a Bucci se i "No Tav e anarchici" volessero acquistare "esplosivi" fra i "gruppi ultras" della Juventus.

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Alessandro D'Angelo al telefono con Leonardo Bonucci


Minacce a Report
Un'inchiesta scomoda quella di Report che ieri ha denunciato, tramite i social network, di aver ricevuto intimidazioni e minacce per l’inchiesta ancor prima della messa in onda della puntata. "Ranucci e company siete dei poveri falliti nessuno vi guarda più e dovete attaccarvi alla Juve" ha scritto un utente, "Che decadenza... Milena torna, in che mani hai lasciato questo programma?", sostiene un altro. E ancora, "Programma fallito, che deve parlare della Juve per fare audience... Profonda compassione per questi personaggi...", "Report è una trasmissione di m...", "Io me la prendo con chi vi dà il diritto di parola!!! Rai Tre è da sopprimere invece devo pagare il canone per sopportarmi sti cogl...", si legge in alcuni tweet. Subito è intervenuta la Rai che in una nota "esprime massima solidarietà al giornalista Federico Ruffo,a Sigfrido Ranuccie a tutta la redazione di 'Report' e condanna gli inaccettabili tentativi di intimidazione subiti per l'inchiesta che andrà in onda stasera relativa al rapporto tra la Juventus ed alcune frange di tifosi”. "Il lavoro di inchiesta di Report - ha scritto Viale Mazzini - rispecchia pienamente lo spirito e la missione del Servizio Pubblico che si muoverà sempre a tutela di un giornalismo libero, plurale ed imparziale, cardine fondamentale di ogni matura democrazia".
Piena solidarietà è arrivata ieri anche da Usigrai e Fnsi: "Ancora non è andata in onda e già l'inchiesta di Report sulle infiltrazioni nelle tifoserie ha scatenato le reazioni tipiche di quando si toccano affari sporchi", hanno scritto i due sindacati in una nota congiunta, dichiarandosi "al fianco di Federico Ruffo, autore dell'inchiesta, del curatore Sigfrido Ranucci, edi tutta la redazione di Report" e hanno chiesto "alla Rai e alle autorità, ciascuno per le proprie competenze, la massima attenzione, vigilanza e protezione per fare muro di fronte alle minacce di ogni tipo”.

VIDEO Guarda il servizio di Report al minuto 00:11:00: Clicca qui!

Da parte di tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila va la più profonda solidarietà a Federico Ruffo, Sigfrido Ranucci e tutta la redazione di Report

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Sigfrido Ranucci © Imagoeconomica

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