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vinci autobombadi AMDuemila
Sei persone sono state arrestate ieri mattina all’alba, dai carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia e del Ros, per l’autobomba esplosa a Limbadi il 9 aprile uccidendo Matteo Vinci e ferendo gravemente suo padre Francesco, tuttora ricoverato nel Centro grandi ustionati di Palermo. L'inchiesta, denominata "Demetra", è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ed ha portato agli arresti dei coniugi Domenico Di Grillo e Rosaria Mancuso, le loro figlie Rosina e Lucia, il marito di quest’ultima, Vito Barbara e Salvatore Mancuso fratello di Rosaria. Secondo gli inquirenti sarebbero loro i responsabili di quell'attentato. E in carcere sono finiti pure Salvatore Mancuso, Domenico Di Grillo (rispettivamente fratello e marito di Rosaria Mancuso) e l’altra figlia Rosina Di Grillo.
Obiettivo dell'attentato, secondo quanto scritto nel provvedimento di fermo, era quello di fare cedere la famiglia Vinci-Scarpulla alle loro richieste estorsive.
Oggetto delle richieste estorsive sarebbe stata la cessione di un terreno limitrofo ad alcuni fondi di loro proprietà. La resistenza da parte della famiglia Vinci nel non volere cedere il terreno, prolungatasi per anni ed accompagnata da varie minacce ed intimidazioni, sarebbe stata la causa scatenante della reazione da parte della famiglia Mancuso-Di Grillo, con la messa in atto dell'attentato compiuto la sera del 9 aprile.
Il Procuratore distrettuale di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha parlato in conferenza stampa di un "omicidio commesso in modo spettacolare allo scopo di mandare un messaggio di terrore alla collettività. Che, però non deve stare al giogo di queste dinastie mafiose. Penso, anzi, che sia la volta buona affinché la gente possa ribellarsi. Adesso o mai più". "Oggi è un giorno importante - ha aggiunto Gratteri - perché riteniamo di essere riusciti non solo a risolvere il caso dell'autobomba, ma di avere inferto un duro colpo alla presenza mafiosa su una parte del territorio di Limbadi. Il corpo del fermo di oggi non riguarda soltanto la lite tra due famiglie per un fazzoletto di terra, ma contiene passaggi che fanno riferimento all'esternazione del potere sul territorio di una parte dei Mancuso. Chi ha agito non lo ha fatto soltanto per ottenere il possesso di un cancello o di un ettaro di terra, ma per affermare il proprio dominio su quell'area. Nel caso di specie, questa famiglia di 'ndrangheta, non essendo proprietaria del terreno delle vittime, voleva comunque pretenderne il possesso. Insomma, ogni cosa doveva essere sua. E le cause civili che erano state intentate avevano come unico obiettivo quello di dare una parvenza di legalità a questa pretesa".
La madre di Matteo Vinci, Rosaria Scarpulla, che dal giorno dell'attentato non ha esitato ad indicarne incessantemente i responsabili nella famiglia Mancuso, ha espresso la propria soddisfazione per i fermi. "Sono stati arrestati - ha commentato - non i presunti colpevoli, ma quelli reali. Io lì ho visti, li ho indicati, ho fatto nomi e cognomi. Finalmente un po' di serenità. Ringrazio gli investigatori per questo provvedimento che mi restituisce finalmente un po' di gioia dopo tanto dolore. Spero che questa gioia che ho dentro non venga smorzata come l'altra volta. Stanotte non ho dormito affatto, sono felicissima".

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