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Dall’Albania importate 5 tonnellate di marijuana. 25 arresti
di AMDuemila
I militari della Guardia di Finanza del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, in collaborazione con il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) di Roma, hanno eseguito in tutta Italia (Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, Toscana, Lombardia e Albania) l'arresto di venticinque soggetti - 18 in carcere e 7 ai domiciliari - tra cui tre capi cosca, Rocco Anello, di 57 anni, ritenuto indiscusso boss di Filadelfia, Francesco Fiarè (38), alias "il dottore", e Giovanni Franzè (56), oltre ad altri soggetti ritenuti di rilevanza come Pasquale Pititto (50), Antonio Prostamo (29) e Domenico Mancuso (43), ritenuti responsabili dell'importazione di circa 5 tonnellate di marijuana dall'Albania.
Così è emerso che le potenti cosche di ‘Ndrangheta del vibonese erano entrate in affari con i narcos albanesi, ritenuti dagli investigatori i più importanti produttori di marijuana del continente, saltando l'intermediazione della criminalità brindisina, storicamente "in affari" con i narcotrafficanti del Paese delle Aquile e riuscendo a contrattare l'importazione, in poco meno di tre mesi, di circa cinque tonnellate di marijuana per un valore di dieci milioni di euro. L’inchiesta, denominata "Stammer 2 - Melina”, condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria-Gico sezione Goa di Catanzaro, con la collaborazione dello Scico di Roma ed il supporto della Direzione centrale servizi antidroga (Dcsa), e coordinata dal capo della Dda catanzarese Nicola Gratteri, dall'aggiunto Giovanni Bombardieri e dal pm Camillo Falvo, è nata da uno stralcio dell'operazione "Stammer", che nel gennaio 2017 colpì le 'ndrine vibonesi solitamente impegnate nel business della cocaina.
L'organizzazione disarticolata ieri, secondo gli investigatori, era estremamente complessa e si basava su un accordo criminoso tra le 'ndrine Fiarè di San Gregorio d'Ippona, Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto, Anello di Filadelfia e Franzè di Stefanaconi, tutte collegate alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi.
Secondo il progetto 'ndranghetista, una volta raggiunte le coste pugliesi i carichi di marijuana sarebbero stati divisi in più partite, pronte per essere cedute sulle molteplici "piazze" dislocate su gran parte del territorio italiano. L'inchiesta ha consentito di identificare tutti i 46 soggetti coinvolti, alcuni dei quali già detenuti nell'operazione "Stammer", ognuno dei quali ricopriva un ruolo ben preciso: dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori ai corrieri, da coloro che avevano il compito di monitorare l'uscita delle vedette della Guardia di finanza ai personaggi incaricati di curare l'arrivo degli emissari dei narcos albanesi più volte giunti in Italia, fino ai soggetti demandati per lo stoccaggio e la successiva rivendita della marijuana.
Grazie alle indagini e alla collaborazione del Reparto operativo aeronavale di Bari della Finanza, nel periodo agosto-ottobre 2016 sono stati eseguiti nel mar Adriatico, cinque interventi che hanno permesso di sequestrare in mare oltre 2770 kg di marijuana ed altri 90 sono nel porto di Ancona; di ricondurre due ulteriori importazioni di droga, rispettivamente pari a 1178 e 386 kg, oggetto di sequestro da parte della Guardia di finanza di Brindisi, destinate ai clan calabresi e infine, grazie ad una attività a posteriori, di ricostruire un'ulteriore transazione di 400 kg di marijuana che, giunta nel porto di Ancona, è stata poi smerciata sulla piazza di Milano. Oltre alla droga sono stati sequestrati 2 acquascooter, 4 natanti ed un autoarticolato.

Fonte ANSA

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