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arresto diurnoBliz dei carabinieri del Ros: 12 arresti
di AMDuemila
“Bella vita”, è questo il nome dell’operazione che questa mattina ha messo fine all’attività di un gruppo criminale che trafficava cocaina e hashish tra Spagna e Italia. I carabinieri dei Ros, insieme ai Comandi di Reggio Calabria, Torino, Genova e Brindisi e alla polizia spagnola dell’UDYCO (Unidad de Drogas y Crimen Organizado), hanno eseguito le misure cautelari nei confronti di 12 persone accusate a vario titolo di reati di traffico internazionale di droga e detenzione di armi illegali. In carcere sono finiti: Orlando Carella, Sandro Brancadoro, Giovanni Cannalire, Mario Contro’, Natale Lupia, Francesco Pannozzo, Trunfio Bruno e Antonio Squillace. A Vittorio Di Giovanni il gip ha ordinato l’obbligo di dimora, mentre Luigi Tommaso Trisolino è finito agli arresti domiciliari. La Procura antimafia torinese ha anche emesso due ordini d’arresto europei nei confronti di Cosimo Piscioneri e Antonio Di Giacomo che coprivano la loro latitanza vivendo in lussuose ville in Spagna.
Il gruppo criminale era capeggiato da Cosimo Piscioneri, che dopo l’arresto del fratello, Rocco, aveva preso le redini dell’organizzazione.
Gli inquirenti hanno individuato, grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, intercettazioni, pedinamenti e osservazioni, la fitta rete criminale aveva come fulcro la provincia di Torino, ma si estendeva in diverse località Italiane (come Reggio Calabria, Brindisi, Lecce) fino a superare i confini ed arrivare in Spagna.
I carabinieri sono partiti dallo studio delle modalità di trasporto della droga e dai continui spostamenti tra Italia e Spagna di alcuni membri, che ha permesso di scoprire ogni passaggio del traffico di stupefacenti. Le sostanze venivano acquistate in Marocco e poi smerciate soprattutto nel torinese. L’organizzazione utilizzava auto a noleggio e autocarri in cui erano installati dei doppi fondi, dove veniva nascosta la droga. Dalla indagine è anche emerso il legame tra il gruppo criminale e la ‘ndrangheta di Reggio Calabria. Piscioneri insieme al suo “uomo di fiducia”, Antonio Di Giacomo, partecipava a incontri con ‘ndranghetisti e mantenevano anche rapporti tra ‘ndrangheta e narcos. Tra i personaggi raggiunti dal provvedimento c’è Bruno Trunfio (ex assessore all’Edilizia di Chiavasso ed ex vicesegretario dell’Udc locale), considerato nella sentenza del processo Minotauro un membro della locale di ‘ndrangheta di Chiavasso.

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