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gratteri nicola c ansadi Francesca Mondin

La 'Ndrangheta, per molti anni considerata da magistrati e giornalisti “una mafia rozza e stracciona”, già negli anni '70 “era entrata in contatto diretto con la classe dirigente ed era diventata un’organizzazione centralizzata e unitaria”.
A raccontare l'origine di questa parte invisibile della mafia calabrese è Nicola Gratteri, magistrato esperto di 'Ndrangheta e traffico di stupefacenti, intervistato da Il Fatto Quotidiano sul nuovo libro “Fiumi d'oro” scritto con il giornalista Antonio Nicaso. In quegli anni, spiega Gratteri, “i giovani contestano i patriarchi” e “viene creata la 'Santa'”. In questo modo viene data “la possibilità ai 33 'locali' più importanti della Calabria di avere un uomo con la doppia affiliazione, ‘ndranghetista e massonica. Così da poter avere contatti anche con medici, ingegneri, avvocati, professionisti, dirigenti della pubblica amministrazione, uomini delle istituzioni, per discutere da pari di opere pubbliche e appalti”. L'infiltrazione delle mafie nella politica sembra essere così ben intrecciata che diventa veramente difficile stanare 'l'amico del boss'. Addirittura “la commissione Antimafia non riesce purtroppo a essere efficace”, spiega Gratteri, poiché “ci sono sempre più candidati prestanome della ‘Ndrangheta, sempre più lontani parenti dello ‘ndranghetista. Incensurati. Anche fatte le verifiche formali, sfuggiranno i candidati 'puliti' che sono stati scelti come rappresentanti della ‘Ndrangheta, di Cosa nostra, della Camorra nelle varie liste”.
L'altra svolta fondamentale per la 'Ndrangheta è avvenuta “a metà degli anni Settanta, quando è iniziato un clamoroso processo d’arricchimento grazie ai venti sequestri di persona all’anno”.
Infatti, dopo essersi arricchiti grazie ai sequestri di persona, i boss calabresi hanno conquistato ben presto il settore del traffico di stupefacenti. “Da almeno 20 anni, - racconta Gratteri - la ‘Ndrangheta vende cocaina all’ingrosso a Cosa nostra e alla Camorra, oltre a distribuirla in proprio in centro e nord Italia, in Lazio, in Lombardia, in Piemonte”.
Un business che frutta immensi guadagni: “I broker della ‘Ndrangheta la comprano (la droga, ndr) a 1.000 euro al chilo. Ogni chilo, tagliato, diventa 4 chili di droga da strada, venduta a 50 euro al grammo. - Sottolinea il magistrato - è davvero un fiume d’oro: dalla cocaina, la ‘Ndrangheta riesce a guadagnare 29 miliardi di euro all’anno”. Con questi soldi l'organizzazione è diventata una vera e propria potenza finanziaria che inquina il mercato 'pulito' anche attraverso operazioni di “riciclaggio sofisticato” che “non viene fatto direttamente dagli ‘ndranghetisti, ma dai loro consulenti, broker, professionisti che realizzano operazioni finanziarie a Londra, a Panama, o in piccole banche”.

Foto © Ansa

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