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fiumi dorodi Miriam Cuccu
Un nuovo libro per raccontare i fiumi di denaro la cui sorgente è il business della cocaina. Dopo “Oro bianco” Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, rispettivamente magistrato e giornalista, firmano il nuovo libro “Fiumi d’oro” – sempre edito da Mondadori, dal 7 novembre in libreria – per svelare i molteplici settori in cui sono reimpiegati i soldi della cocaina, di cui la ‘Ndrangheta detiene il monopolio nel mondo occidentale. Solo in Europa le cosche calabresi controllano l’80% del mercato della polvere bianca, con un guadagno di 46 miliardi di euro, mentre 30 sono i miliardi guadagnati a livello internazionale.
I fiumi di denaro (e coca) costituiscono, infatti, “un problema enorme anche sul piano economico”, spuega Gratteri, poiché immettendo “miliardi di euro sul mercato legale è ovvio che altero le regole del libero mercato e allo stesso modo posso drogare le regole di una libera democrazia fino a farla saltare”. E specialmente acquistando “pezzi di giornali e televisioni acquisisco potere perché posso cambiare il pensiero della gente”.
“L’enorme quantità di contante disponibile grazie agli ‘affari’ – illustrano i due autori – richiede di essere lavata e riciclata”. Ad esempio, aggiungono, “gli uomini della ‘Ndrangheta cominciano a spostarsi al Centro e al Nord d’Italia, ma anche all’estero, in Nord Europa, in Sudamerica, in Australia, in Canada”. Così le cosche cominciano a investire in molteplici settori, “nell’edilizia, nel settore immobiliare, nel terziario, nell’eolico, nei rifiuti, ma anche nel turismo, nel lusso, e persino nei centri di accoglienza” grazie a “una miriade di alleanze strategiche con funzionari pubblici, bancari, avvocati, commercialisti, broker senza scrupoli. Perché la corruzione continua a essere l’ossatura del potere mafioso”. D’altra parte, viene illustrata un’allarmante debolezza dei mercati mondiali, a causa della crisi della liquidità bancaria e della crescita del fatturato proveniente dal traffico di cocaina. Fatti che rendono più difficile contrastare le infiltrazioni delle cosche nell’economia mondiale, poiché senza i poteri esterni le cosche “non sarebbero così imbattibili”, in particolare grazie ai rapporti la politica e la massoneria deviata. Ad essere maggiormente prese di mira, invece, sono le banche “a carattere locale”, le “più vulnerabili e avvicinabili in operazioni di riciclaggio perché i consigli di amministrazione sono costituiti soprattutto da gente del territorio”.
La ‘Ndrangheta si conferma quindi “regina” del traffico di cocaina, spiega ancora Gratteri, ma negli ultimi anni “si sta registrando una ripresa del consumo di eroina (si è passati dal 5 al 7%) grazie agli effetti della guerra in Afghanistan”. All’orizzonte si profilano anche nuove formule per trattare chimicamente l’eroina, di modo che “gli effetti sono ritardati ma i costi sono minori”.
Parlando dell’uso dei precursori chimici per trattare la cocaina, già con “Oro bianco” era emerso che l’industria farmaceutica del Sud America, che ogni anno aveva bisogno di un milione e mezzo di tonnellate, ne importava invece 21 milioni, linfa vitale per i laboratori in cui si produce la polvere bianca. Si tratta, afferma Gratteri, di “cifre spaventose”, eppure l’acquisto dei precursori chimici alle tre grosse multinazionali produttrici non viene stoppato. “Ci è stato risposto che le industrie chimiche sovvenzionano le campagne elettorali dei presidenti della Repubblica sudamericani”. “I flussi finanziari della droga per certi Stati possono essere un grande indotto per l’economia legale” ma ciò che realmente accade è che “in Sud America viene reinvestito solo il 9% del denaro ottenuto con la vendita della cocaina. Il resto del guadagno viene speso dai cartelli colombiani in Europa alla stessa maniera delle nostre mafie, che investono e comprano in Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo e Germania”. Mentre invece “la City londinese è la capitale del grande riciclaggio, perché il sistema normativo inglese è molto permeabile”.

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