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fondacaro marcelloLe dichiarazioni del pentito acquisite nel processo “Atlantide”
di AMDuemila
Dal ruolo della massomafia, a quello dei banchieri corrotti eccole le dichiarazioni su oscure trame che il collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro (in foto) ha rilasciato alla Dda di Reggio Calabria lo scorso 11 ottobre.
Il medico, originario di Gioia Tauro, ha svelato i rapporti tra professionisti insospettabili e trafficanti di droga sudamericani, con tanto di società “ad hoc” create in America Latina per nascondere i soldi della ‘Ndrangheta.
Secondo le sue dichiarazioni, acquisite nell’ambito del processo “Atlantide”, protagonista di queste relazioni sarebbe l’avvocato Giuseppe Luppino, arrestato qualche settimana fa insieme a Gioacchino Piromalli nell’operazione “Metauros”.
“Una volta al mese – ha dichiarato Fondacaro – Albanese Ringo (cognato di Mommino Albanese) veniva trasferito al carcere di Reggio Calabria e faceva i colloqui con i suoi familiari che portavano le ambasciate di Micu e Mommo Molè. Fu lui a dirmi che Luppino era il ‘ponte economico’ dei Piromalli-Molè, avendo costituito credo in un paese dell’America Latina delle società e su dette società trasferiva i soldi dei Piromalli e dei Molè (perché all’epoca i rapporti tra le due ’ndrine ancora erano buoni). Che Luppino fosse uomo dei Piromalli me lo disse anche Pisano Salvatore (rosarnese conosciuto in carcere da Fondacaro, ndr). Per altro Luigi Sorridenti, tempo prima, me lo presentò a casa sua (credo inizio anni 90-91) in occasione della candidatura di Luppino, come ‘uomo dei Piromalli’ e la cui elezione era voluta da Pino Piromalli detto Facciazza. I Piromalli portavano Luppino, mentre i Molè con Pietro Mesiani sostenevano Cento, nella lista c’era pure Fabio Condello”.
Anche Fondacaro, come già avevano fatto altri collaboratori di giustizia, ha parlato di un livello superiore della ‘Ndrangheta, strettamente legato a settori della massoneria deviata: “Andai con Sorridenti a casa di Luppino per discorrere di una riunione massonica nella locride che era proiezione della P2, presieduta da Giuseppe Strangi, suocero di Ninello Piromalli, figlio di Gioacchino classe 1934. Io e Luppino eravamo ‘massoni’ e ‘massone’ era Luigi Sorridenti. Preciso che io non appartenevo alla massoneria ‘deviata’. Io ero iscritto a Roma presso la Giustinianea, mentre loro facevano parte di una branca della P2 che si rifaceva al Gran Maestro Licio Gelli”. “Nella massoneria c’era la ‘ndrangheta. - ha detto ai pm - Tramite Luppino seppi che anche Gioacchino Piromalli detto l’avvocato era nella massoneria della Locride. Questa loggia è segreta ma si rifà allo stesso Grande Oriente di tutti i massoni. Ne faceva parte anche don Stilo, deceduto. Incontrai Luppino e don Stilo a Roma per riunioni massoniche”.
Don Stilo non è un nome nuovo per gli inquirenti. Era il parroco di Africo Nuovo e fu arrestato nel 1984 per associazione mafiosa per poi essere prosciolto da ogni accusa dopo 11 anni. “Luppino - ha detto sempre il pentito - dovrebbe essere negli elenchi della loggia di Gioiosa Jonica. Solo Bisi può fornire l’elenco. Ma sono certo che Luppino ne faccia parte. Anche il massone Fausto Saffioti di Gioia Tauro mi confermò che Luppino ne faceva parte”.

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