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mantovani mario c ansadi AMDuemila
Mario Mantovani, politico di Forza Italia che ha guidato per anni la sanità pubblica in Regione Lombardia, è entrato nella commissione del consiglio regionale lombardo che si occupa di Sanità. Poco importa se due anni fa era finito in manette con l’accusa di corruzione, concussione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Secondo gli inquirenti avrebbe truccato gare d’appalto sulle case di riposo, sul trasporto di pazienti dializzati, sull’edilizia scolastica e per aver favorito la carriera di medici a lui vicini. Dopo 40 giorni di galera era finito ai domiciliari fino al 14 aprile 2016 quando, per una questione formale che riguardava un passaggio tecnico sui tempi di deposito delle motivazioni del Riesame, era tornato in libertà.
Nei giorni scorsi, però il nome di Mantovani è emerso nuovamente nell’ambito dell’inchiesta della Prcura di Monza sui rapporti tra politica e ‘Ndrangheta a Seregno, ancora una volta con l’accusa di corruzione. L’altro giorno, dopo la notizia della nuova indagine, lo sfogo su Facebook: “Temo di essere parte lesa di questa vicenda. Nel provvedimento odierno non esiste una mia intercettazione pubblicata ma solo persone che parlano di me. Sono pronto a essere ascoltato per chiarire l’assoluta estraneità ai fatti e per questo ho già dato mandato ai miei avvocati di contattare la Procura”.
Secondo gli inquirenti sarebbe “il politico di riferimento” dell’imprentiore Antonio Lugarà.
E, secondo la pm della Dda di Milano Alessandra Dolci, Lugarà “è parte del capitale sociale della ‘ndrangheta o mondo di mezzo nell’accezione delle indagini romane, che è il trait d’union tra il potere politico istituzionale e la ‘Ndrangheta. ‘Ndrangheta che continua ad acquisire consenso anche nella nostra regione, ‘Ndrangheta che appare come ormai organismo sociale risolutore di problemi per cui per un recupero crediti ci si rivolge alla ‘Ndrangheta, per la risoluzione di una controversia civile ci si rivolge alla ‘ndrangheta”.
Ma in politica funziona così, certi rapporti non contano e più si è indagati, più si fa carriera. La nota con cui il presidente del gruppo di Forza Italia comunica la nomina di Mantovani come componente della commissione è datata 20 settembre 2017, ma è stata discussa dal presidente appena 24 ore dopo l’ultima inchiesta sul politico berlusconiano. Immediate le reazioni da parte dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle: “Questa mattina Mantovani, ex assessore della Sanità già arrestato per corruzione e reindagato solo ieri per lo stesso reato, è entrato a far parte della commissione regionale Sanità. È l’ennesima dimostrazione che a parole Maroni promette pulizia, ma nei fatti si smentisce da solo, dato che poi non riesce nemmeno ad arginare l’ingombrante presenza in Lombardia di un politico travolto da scandali contro la pubblica amministrazione, fingendo che la cosa non lo riguardi”, hanno dichiarato i consiglieri regionali lombardi Dario Violi e Paola Macchi. “È una questione di opportunità: la Lombardia non può e non deve ospitare in Consiglio regionale indagati per corruzione. Le responsabilità politiche di queste vicende, che danneggiano l’onorabilità di dieci milioni di lombardi e l’immagine della stessa Regione, sono indiscutibilmente di Roberto Maroni.

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