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Il magistrato Marcello Tatangelo ha chiesto stamani, al processo a Milano, l'ergastolo per il panettiere torinese Rocco Schirripa, accusato di aver ucciso il procuratore Bruno Caccia la sera del 26 giugno 1983, su volere di Domenico Belfiore, esponente di spicco della ‘Ndrangheta.
"Non sappiamo quale ruolo abbia avuto Schirripa nell'omicidio - ha detto il pm Tatangelo durante la requisitoria conclusasi oggi - ma sappiamo che c'era”. Infatti “se analizzate le intercettazioni nel loro complesso leggerete che Schirripa è certamente uno degli esecutori. Può avere sparato, può essere stato nell'auto d'appoggio. Non cambia la valutazione del reato". L'accusa sostiene che l'omicidio rappresentò una "prova di coraggio" chiesta a Schirripa, che non aveva il padre all'interno della cosca, dal “codice mafioso”.
Il panettiere, che ha numerosi precedenti penali per traffico di stupefacenti, è stato arrestato il 22 dicembre 2015 dagli uomini della squadra mobile della questura di Torino guidati dal dirigente Marco Martino. L’indagine ha avuto inizio dopo gli esposti presentati dall’avvocato Fabio Repici per conto dei familiari di Bruno Caccia che chiedevano nuovi approfondimenti.
A distanza di quasi 34 anni, infatti, per l'omicidio di Bruno Caccia, primo magistrato al nord ucciso per mafia, è stato condannato definitivamente solo il mandante della 'Ndrangheta, Domenico Belfiore. “Il processo sulla morte del procuratore è stato gambizzato sin dall’inizio dal magistrato che in quegli anni conduceva le indagini” aveva denunciato nel 2014 l'avvocato Repici prima che si aprisse questo nuovo processo a carico di Schirripa.
Non si può dire che il processo che volge a termine, non ha trovato qualche complicazione: un errore di procedura, infatti, ha rischiato di mandare tutto all'aria e le udienze del processo iniziato a luglio del 2016 sono state annullate per riprendere da zero a febbraio del 2017 dove il pm Tatangelo ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato.
La sentenza di questo processo potrà senza dubbio aggiungere un tassello alla ricerca della verità su quel terribile delitto, ma sullo sfondo restano molti buchi neri e interrogativi sulle possibili implicazioni esterne alla ‘Ndrangheta.
Come quelli sollevati dall'avvocato Repici, secondo cui la chiave per comprendere cosa ci sia sotto questo omicidio sarebbe sulle indagini che il procuratore Caccia stava conducendo sul Casinò di Saint Vincent e sul riciclaggio di denaro proveniente dai sequestri di persona. Una pista che chiamerebbe in causa la mafia siciliana e i servizi segreti.

Foto © Ansa

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