Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

piromalli familydi AMDuemila
Olio, agrumi, rifiuti e biogas. È il business della cosca Piromalli, originaria di Gioia Tauro ma le cui ramificazioni si estendono ben oltre la punta dello stivale, fino agli Stati Uniti ed al Sud America. A sottolinearlo le operazioni “Provvidenza” e “Provvidenza 2”, che hanno preso di mira la cosca calabrese: le accuse, a vario titolo, sono di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Nello specifico, le indagini si sono concentrate sulle attività riconducibili al Copam (Consorzio ortofrutticolo produttori agrumicoli meridionali) di Varapodio, situato nel reggino e costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole, operanti nella piana di Gioia Tauro, nella Sicilia orientale e nel basso Lazio. In questo contesto è emerso il ruolo apicale dei fratelli Piromalli, Giuseppe e Antonio, in grado di orientare gli equilibri criminali dell’intero mandamento tirrenico e di condizionare il locale tessuto economico-imprenditoriale, con particolare riferimento ai settori agro-alimentare e turistico-ricettivo, grazie alla complicità di imprenditori contigui alla cosca.
Ed è proprio in questo campo, evidenzia L'Espresso, che emergono dalle attività investigative gli investimenti della cosca di Gioia Tauro. Tra questi, anche l'affare del Copam: secondo il Ros, all'interno del consorzio il parere del boss Antonio Piromalli pesava parecchio. Nell'azienda era presente anche un suo uomo fidato: Rocco Scarpari, ugualmente coinvolto in “Provvidenza”, in apparenza semplice dipendente ma, di fatto, vero dominus della cooperativa in quanto referente della cosca gioiese. Un altro aspetto riconducibile al consorzio è anche quello del denaro pubblico da questo ricevuto: in cinque anni, dal 2012, oltre 2 milioni e mezzo tra sostegno comunitario e nazionale.
Il patrimonio costruito dai Piromalli poggia, tra gli altri, anche sugli affari che intercorrono tra Calabria e Stati Uniti. Dalle indagini è emersa la figura degli imprenditori Domenico e Gioacchino Careri, da sempre legati a Giuseppe Piromalli ed al figlio Antonio. Per loro conto i due avevano avviato un’ingente attività di esportazione di olio verso gli Stati Uniti, con la prospettiva di rilevanti introiti derivanti dalla possibilità di commercializzare il prodotto in noti ipermercati americani, grazie anche a Vizzari Rosario, imprenditore italo-americano al quale sono riconducibili diverse società statunitensi nell'import export. Secondo il Ros, Vizzari è “dotato dai vertici della cosca di grande autonomia oltreoceano, attesa la sua ventennale residenza in America e la salda rete di contatti in suo possesso, tra Boston, Chicago, Miami, e naturalmente New York, ricevute le indicazioni del caso curava l’introduzione delle ingenti quantità di prodotti nel circuito della grande distribuzione degli Stati Uniti”. Il “sistema” creato consentiva da una parte ai Piromalli di penetrare nel mercato americano con prospettive di guadagno e riciclaggio di denaro, dall'altra ai Careri di assumere una posizione rilevante nel settore oleario, vendendo il proprio prodotto ad un prezzo decisamente vantaggioso e dissimulando, dietro l’etichettatura di olio extravergine, la vendita di olio di sansa, in alcuni casi persino avariato.
Dagli Stati Uniti le mani dei Piromalli scendono al Sud, fino all'Ecuador: è qui, sottolinea L'Espresso, che emerge la figura dell'avvocato Giuseppe Luppino (non indagato, né coinvolto nell'inchiesta “Provvidenza”) il quale avrebbe messo su un business legale nel settore dei rifiuti e della produzione di biogas, facente capo ad una società ecuadoregna che, fino a due anni prima, sarebbe stata controllata dalla padovana Gasgreen Group, del gruppo Rossato. È in questa società che Luppino sarebbe stato consigliere nello stesso periodo di Sandro Rossato – dal 2011 al 2015 – indagato per mafia e nel 2008 assolto, salvo poi essere nuovamente coinvolto in un'inchiesta sul sistema dei rifiuti di Reggio Calabria.
Secondo due collaboratori di giustizia, sostiene L'Espresso, Luppino sarebbe vicino alla cosca Piromalli, ma le loro dichiarazioni sono ancora da verificare. Il suo nome, al processo “Gotha”, lo fa anche il pentito Marcello Fondacaro, parlando dei rapporti tra ‘Ndrangheta e massoneria e riferendo di un incontro risalente a molti anni fa, a Roma, con Amedeo Matacena, l’ex parlamentare di Forza Italia latitante oggi a Dubai, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il collaboratore si trattava di una cena tra fratelli massoni: presenti don Stilo, Luigi Emilio Sorridente (nipote di Giuseppe Piromalli), i suoi zii, Pietro Araniti, e l’avvocato Luppino.

TAGS:

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy