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aula tribunale5Scarcerati due indagati
di AMDuemila
Scarcerati dal tribunale del Riesame Luca Occhiuzzi ed Emanuel La Scaleia, indagati nelle due inchieste sul clan Muto denominate "Frontiera" e "Cinque lustri", confluite in un unico processo.
Per Occhiuzzi, difeso dai legali Vito Caldiero junior e Paolo Losardo e detenuto al carcere di Lecce (si apprende dalla Gazzetta del Sud) il tribunale del riesame di Catanzaro ha concesso i domiciliari. Ad agosto dell'anno scorso gli era stato annullato il capo d'imputazione riferito all'associazione mafiosa, anche se era rimasta la misura cautelare in carcere a causa della pericolosità dell'indagato, per tentata rapina. Per quanto riguarda La Scaleia, la richiesta dell'avvocato difensore Giuseppe Bello è stata accolta dal riesame, in merito all'annullamento del reato di associazione per importazione, trasporto, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, soprattutto eroina, cocaina e marijuana. Per l'indagato resta quindi solo il capo d'imputazione di spaccio, collegato alla cessione di cocaina.
L'udienza preliminare del processo è stata fissata per il 17 maggio, di fronte al gup Ferraro. A rappresentare la pubblica accusa il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e il pubblico ministero Vincenzo Luberto. Il procedimento coinvolge 80 imputati, ma nel corso di quell'udienza alcuni sospettati potrebbero chiedere di essere processati con il rito abbreviato, determinando la separazione del procedimento in due tronconi.
L'inchiesta "Frontiera", partita da un troncone dell'indagine sull'omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica (Salerno) ucciso nel 2010, ha portato nel luglio scorso all'arresto di 58 persone considerate appartenenti alla cosca Muto, indagate per associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, usura e illecita concorrenza con violenza e minaccia. Proprio partendo dalla cosca Muto la Direzione distrettuale antimafia, lo scorso 19 gennaio, ha condotto l'inchiesta denominata "Cinque lustri", che ha permesso di far emergere un'associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alla turbativa di gare d'appalto nel settore pubblico.

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