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caccia bruno web3Rigettato il ricorso dei legali di Schirripa sull’errore procedurale
di AMDuemila
La Cassazione ha rigettato il ricorso dei legali di Rocco Schirripa, accusato di aver ucciso il procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso in un agguato il 26 giugno 1983. Gli avvocati di Schirripa, Mauro Anetrini e Basilio Foti, avevano richiesto l’annullamento di tutte le prove raccolte senza l’autorizzazione del gip, come è previsto in caso di riapertura delle indagini. Nonostante il vizio di forma che aveva portato la procura di Milano a chiudere il primo processo dinanzi alla Corte d’assise, e ad aprirne uno nuovo, le prove raccolte in precedenza restano valide.
Già a fine anni Novanta Schirripa era finito nel registro degli indagati. Di lui aveva parlato il collaboratore di giustizia Vincenzo Pavia, poi però per il fascicolo era arrivata l’archiviazione. Marcello Tatangelo, pubblico ministero di Milano che coordina le indagini, non era stato però messo al corrente della precedente iscrizione a causa di un problema tecnico nei registri informatici e cartacei, e così non aveva richiesto al gip di autorizzare una nuova inchiesta.
Secondo i legali dell’imputato si trattava di un errore di procedura che avrebbe dovuto annullare le prove, ma la Cassazione ha dato invece ragione ai giudici, che hanno ammesso tutti gli elementi indiziari raccolti prima dell'iscrizione formale al registro degli indagati. Restano quindi valide le intercettazioni registrate dalla Squadra mobile di Torino dopo l'invio delle lettere anonime che avevano portato ad individuare il presunto killer. Gli inquirenti spedirono infatti una lettera anonima ai sospettati del delitto con una fotocopia di un articolo de La Stampa sull'arresto del boss Domenico Belfiore, attualmente unico condannato per il delitto Caccia, e dietro scritta la frase “Omicidio Caccia: se parlo andate tutti alle Vallette (il carcere di Torino, ndr) Esecutori: Domenico Belfiore Rocco Barca Schirripa Mandanti: Placido Barresi, Giuseppe Belfiore, Sasà Belfior”. In quel modo la Dda ha cercato di sondare le reazioni di uno dei sospettati, che non sono mancate. E grazie a questo escamotage venne fuori il nome di Schirripa.

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