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vottari santodi Emiliano Federico Caruso
Il capoclan, latitante dal 2007, è stato arrestato nel suo bunker all’interno di un palazzo abitato dalla famiglia

Nel corso della notte i carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria, aiutati dai colleghi dei Cacciatori, hanno arrestato Santo Vottari, latitante ormai da 10 anni e ritenuto all’apice dell’omonimo clan della ‘ndrangheta, in seguito a una complessa indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia iniziata dopo la famosa Strage di Natale.
Siamo a San Luca, un piccolo comune di circa quattromila abitanti nell’Aspromonte di Reggio Calabria, è il giorno di Natale del 2006, e davanti all’ingresso di una casa del centro storico, nel tardo pomeriggio, si trova un gruppo di persone. Tra di loro ci sono i fratelli Francesco e Giovanni Luca Nirta, affiliati all’omonima ‘ndrina tra le più pericolose dell’Aspromonte ed egemone proprio nella zona di San Luca.
All’improvviso arrivano alcune persone che iniziano a sparare verso il gruppo con dei Kalashnikov, la classica arma delle mafie. In mezzo alla sparatoria rimangono ferite alcune persone: Francesco Colorisi, che rimane ferito in modo talmente grave da essere subito ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Locri, Francesco Nirta e un bambino di 5 anni, lievemente feriti. Ma c’è una quarta vittima che sembra essere rimasta ferita più gravemente: una donna di 33 anni, si chiama Maria Strangio, ed è la madre del bambino di 5 anni che abbiamo visto ferito e la moglie del boss Giovanni Luca Nirta, che invece nell’agguato sembra essere rimasto illeso. La donna viene ricoverata nell’ospedale di Locri, ma muore nel corso della notte. Il sospetto è che l’agguato sia stato organizzato proprio per uccidere Giovanni Luca, al punto che per paura di ulteriori agguati, il boss deciderà dietro consiglio dei parenti di non partecipare nemmeno ai funerali della moglie.
Rimane ora da capire chi sia stato a organizzare l’agguato, da chi sia partito l’ordine di sparare su quel gruppo di persone proprio nel giorno di Natale, e su questo il clan Strangio sembra non avere dubbi. Nel complesso scenario della Faida di San Luca, che dai primi anni ’90 (con il più banale dei motivi: un lancio di uova durante il carnevale, degenerato in una furiosa lite che provocò due morti e altri feriti) vede contrapposti i Nirta-Strangio da una parte e i Pelle-Vottari dall’altro, l’ordine sembra essere partito proprio dai Vottari.
Un’ipotesi, anzi una certezza, quella della ‘ndrina Strangio, che sembra confermata dal fatto che in effetti molti degli affiliati di alto livello dei Vottari hanno fatto perdere le proprie tracce subito dopo l’attentato a San Luca. Tra questi latitanti, c’è un certo Santo Vottari, che non è uno qualsiasi in Calabria: terzo figlio di Giuseppe “Massaru” Vottari, potente boss della ‘ndrina omonima attiva nel periodo d’oro dei sequestri nell’Aspromonte, nel riciclaggio, nel traffico internazionale di droga, usura, estorsione, omicidio, traffico di armi e infiltrazioni nella pubblica amministrazione, ucciso poi il 2 ottobre del 1986 durante un agguato organizzato per togliere di mezzo Antonio Mollica nello scenario della Faida di Motticella.
Fratello di Antonio, di Francesco detto “‘u Frunzu” e di Sebastiano, conosciuto come “Il professore” per via di un paio d’anni di università, Santo, dopo la Strage di Natale, non teme tanto un arresto, un’indagine, un controllo da parte delle Forze dell’ordine, quanto piuttosto una rappresaglia da parte dei Nirta-Strangio. Decide quindi anche lui di sparire dalla circolazione, di diventare un latitante, un fantasma. Ma la rappresaglia arriva comunque pochi mesi dopo.

vottari santo arresto

Sono le 2.30 di notte a Duisburg, cittadina tedesca di circa mezzo milione di abitanti, quando un passante nota, davanti al ristorante “Da Bruno”, due veicoli con dentro sei corpi immobili, quattro nella Volkswagen e due in un furgone Opel. Sei cadaveri, di età variabile tra i 16 anni di Francesco Giorgi, i 18 di Tommaso Venturi, che in quel ristorante stava proprio festeggiando il suo compleanno, e i 39 anni di Sebastiano Strangio, cuoco e proprietario del ristorante, che nonostante il cognome risulterà poi essere un affiliato dei Pelle-Vottari. In mezzo, anche Francesco Pergola, di 22 anni, Marco Marmo, 25, e Marco Pergola, 20. Un lavoro pulito e veloce, gli assassini si sono persino premurati di dare a ciascuna delle vittime un colpo di grazia alla testa, per assicurarsi della loro morte (anche se una di loro morirà durante il trasporto in ospedale).
La Germania si ritrova sconvolta: mai prima d’ora le mafie, pur attive nel territorio ormai da anni, avevano mostrato la loro presenza in modo tanto evidente. Nel giro di pochi mesi verranno arrestati, tra gli altri, Giovanni Strangio, considerato l’ideatore dell’attentato di Duisburg, e il capobastone Francesco Vottari, e le successive indagini permetteranno di risalire a un regolamento di conti tra ‘ndrine provocato proprio da quella strage del Natale precedente, oltre che a uno scenario mafioso ben più vasto: una delle vittime, Marco Marmo, si trovava infatti in Germania per acquistare delle armi pesanti da consegnare ad Antonio Pelle e Santo Vottari, che nel frattempo è stato assolto dall’omicidio di Maria Strangio ma condannato per associazione mafiosa.
E qui torniamo a Santo Vottari: ormai latitante, considerato tra i più pericolosi ricercati dall’Europol e fedele alla regola che un vero boss non si allontana mai troppo dal suo territorio, si è nascosto da tempo nei pressi di San Luca, continuando a dirigere tranquillamente le redini del suo clan. Ma questo gli investigatori non lo sanno, anche se lo sospettano. Lo scopriranno definitivamente solo dieci anni dopo.
Le ore notturne sono da sempre il momento migliore per gli arresti, le retate, le perquisizioni importanti. Le difese del criminale ricercato sono più basse, viene colto di sorpresa, e in genere le operazioni notturne creano meno clamore. Ed è proprio nella notte di questo 22 marzo che i carabinieri entrano in una palazzina dove in passato avevano già scoperto l’esistenza di quattro bunker vuoti, situata nella contrada di Benestare, sulla strada che conduce proprio a San Luca e abitata da vari esponenti della famiglia Vottari.
Nel corso della perquisizione, i militari controllano un’altra volta il quarto bunker, nascosto nell’appartamento dell’ultimo piano della palazzina, senza sperarci troppo. Ma questa volta scoprono una botola che porta a un ulteriore, minuscolo rifugio, come in una sorta di scatole cinesi.
All’interno del quinto bunker trovano un rassegnato Santo Vottari, che decide di consegnarsi senza opporre la minima resistenza, anche se la sua famiglia reagisce in modo violento e disordinato (sembra che il figlio di Santo abbia persino aggredito una troupe della RAI). Ora, finalmente, dovrà rispondere di un intero curriculum criminale tra i più rispettati nella ‘ndrangheta, tra detenzione illegale di armi, esplosivi e munizioni da guerra, omicidio e traffico di droga.

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