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Klaus Davi intervista il procuratore aggiunto di Reggio Calabria
di Aaron Pettinari - Video
Dall’esistenza di una ‘Ndrangheta sempre più globalizzata alle infiltrazioni nella politica e nell’imprenditoria. Poi ancora la forza della mafia siciliana, la necessità di un’azione di contrasto a più livelli e il ricordo dell’esperienza professionale vissuta in Sicilia. Sono questi i temi trattati nell’intervista che il massmediologo Klaus Davi ha fatto al procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Paci, nell’ambito del programma di approfondimento “KlausCondicio”.
“Oggi noi troviamo più locali di ‘Ndrangheta in Canada o Australia che a Reggio Calabria - ha spiegato il magistrato - Per questo la strategia di contrasto alla criminalità organizzata è cambiata e ha assunto un approccio più globalizzato”. Per contrastare il fenomeno c’è dunque la necessità di un intervento che sia su più livelli. “In primo luogo - ha aggiunto - bisogna contrastare l’aspetto più visibile e militare dell’organizzazione che opera sul territorio, che è poi quello più semplice dopodiché c’è il livello imprenditoriale. Il connubio con la politica in Calabria è ancora fortissimo. Se non si parte da questo dato non si capisce ad esempio perché in una terra dove esiste un imprenditoria profondamente condizionata dalla presenza ndranghetista è rarissimo trovare che singoli imprenditori o soprattutto direi più colpevolmente le associazioni imprenditoriali prendano posizione contro la ‘Ndrangheta in modo serio e concreto”.



Secondo il pm un altro dato grave riguarda “l’assenza delle associazioni imprenditoriali nel contrasto alla ‘Ndrangheta e nella prevenzione è un dato preoccupante. Non esiste una seria politica preventiva da parte delle associazioni imprenditoriali finalizzata ad espellere e isolare dal proprio contesto gli imprenditori, tanti e facilmente individuabili, che sono diretta espressione della ‘Ndrangheta”. “Tutto questo - ha proseguito Paci - è indice di una condizione difficile da sradicare in cui l’opera della repressione è importante. Se non c’è una presa di posizione di tipo critico, una coscienza civile in grado di far comprendere l’estrema gravità della presenza della ‘Ndrangheta già a livello imprenditoriale e quindi poi anche in ambito politico, allora noi continueremo questa opera di repressione ma non avremo mai oltrepassato quella soglia necessaria per coinvolgere anche gli altri attori istituzionali. Ma credo che oggi parlare realmente di ‘Ndrangheta e dello straordinario potere che detiene nel nostro paese faccia ancora paura al sistema imprenditoriale”.
Rispondendo alle domande del massmediologo ha poi specificato che “una qualsiasi delle inchieste svolte da questo ufficio, partendo dal più sperduto paese anche della Locride o della Tirrenica arriva ai santuari economici della Liguria, Lombardia, Veneto e del Piemonte. Quello che noi cogliamo in questi casi, da parte di coloro che hanno avuto rapporti con gli imprenditori o famiglie ndranghetiste per decenni, è un senso di sorpresa, sgomento e incredulità perché non si vogliono rassegnare all’idea che queste strutture imprenditoriali sono l’espressione di un sistema criminale”.
Tra gli allarmi lanciati dal pm anche la mancanza di impegno da parte della Politica: “A mio avviso, in un processo che riguarda la distrazione di fondi del Consiglio Regionale, l’amministrazione che non si costituisce parte civile in un’inchiesta della Procura, che sta cercando di far ritornare nelle casse della collettività ciò che è stato sperperato abusivamente, è un indice gravissimo di modalità di gestione della cosa pubblica. È un esempio estremamente negativo agli occhi dei cittadini di come coloro che governano il bilancio pubblico si comportano e quindi tutto questo finisce per determinare un senso di scollamento, di sfiducia tra Istituzioni e cittadini che poi via via si ripercuote”.
Un ultima battuta ha poi riguardato anche la possibile chiusura dell’aeroporto di Reggio Calabria. “Sarebbe un danno gravissimo - ha commentato il magistrato - condannerebbe ancora di più questa parte della regione a quell’isolamento storico che ancora sconta per tante ragioni. Qui ci sono bellezze storiche, architettoniche, archeologiche e naturalistiche di primissimo piano. Sarebbe una chiusura verso quella possibilità che la Calabria deve ancora avere di mantenere un collegamento con la realtà nazionale e internazionale, che può essere l’unica ancora di reale salvezza”.

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