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greco orlandinoGratteri e Falvo ricorrono in appello contro decisione del Gip
di AMDuemila
La Dda di Catanzaro ha presentato nei giorni scorsi il ricorso in appello contro il mancato arresto di Orlandino Greco (in foto), consigliere regionale indagato per voto di scambio e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso.
Il 9 dicembre scorso infatti il Gip distrettuale Assunta Maiore rigettò la richiesta d’arresto, avanzata dal pm Pierpaolo Bruni, per i due politici, Greco, ex sindaco di Castrolibere e Aldo Figliuzzi, ex vicesindaco. Nell’ordinanza il gip, sottolineava l’emergere di un quadro indiziario grave che tuttavia mancava però di riscontri individualizzanti concreti da ascrivere ai due politici. L’appello per tutti i soggetti rimasti in libertà verrà discusso il 2 febbraio.
Il sostituto procuratore Camillo Falvo e il procuratore capo Nicola Gratteri nel chiedere di nuovo l’arresto, hanno ripercorso in una ventina di pagine le parole dei collaboratori di giustizia alla luce anche dell’arresto di Mario Esposito. Uomo, arrestato proprio in seguito alle dichiarazioni dei pentiti, che secondo l’accusa sarebbe uno dei membri del clan “Rango-zingari” impegnato nella raccolta dei voti con metodologie mafiose.
A detta dei collaboratori di giustizia l’ex sindaco di Castrolibero tra il 2002 e il 2003, avrebbe chiesto i voti alla cosca di Bruni in cambio di posti di lavoro in una cooperativa e di somme di denaro nei confronti dei presunti affiliati all’associazione mafiosa.
Poi, sostengono gli inquirenti, i due politici avrebbero barattato soldi e assunzioni anche con il clan Rango-Zingari per le amministrative del 2008  e 2013.
Tra i 6 pentiti, che parlano di questi “accordi” c’è Ernesto Foggetti (iscritto nel registro degli indagati) che avrebbe raccontato ai pm i vari passaggi:  dal procacciamento dei voti alle assunzioni in favore dei presunti sodali del clan. Mario Esposito sarebbe un esempio lampante di questa dinamica, secondo l’accusa, il suo impegno nel procacciare voti sarebbe stato premiato con l’assunzione presso la cooperativa “Orrizzonti Verdi”.
Il quadro delineato dai collaboratori di giustizia offre uno spaccato inquietante della gestione politica di Castrolibero di quegli anni dove l’infiltrazione della ’ndrangheta sembrava una cosa quasi inevitabile. “Nessuno ci poteva dire di no - racconta il pentito Adolfo Foggetti spiegando che in paese tutti sapevano chi fossero gli Zingari e i Bruni - o li votavano o li votavano”.

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