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scopelliti-antonio-web0di Nerina Gatti - 18 giugno 2013
Spunta la pista del “dialogo ‘ndrangheta-stato”. I “sistemi criminali” che uniscono intenti secessionisti delle mafie, p2, estremismo di destra e la fondazioni delle leghe sud e Lega nord. Sui legami e tra Lega nord e cosche indaga il pm Giuseppe Lombardo.
“Il giudice è quindi solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite.

Queste sono le parole del giudice Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto 1991 a Campo Calabro. Il suo omicidio potrebbe essere il primo tentativo di Cosa Nostra di “dialogare” con lo Stato, o forse le indagini che sta facendo Reggio Calabria ci riveleranno un’altra storia? Un anno fa circa, il pm della Dda reggina, Giuseppe Lombardo, nell’ambito del processo Meta, che sta squarciando il velo tra i legami delle potenti cosche di ‘ndrangheta con politici, massoneria deviata e una serie di professionisti e facilitatori di affari che da reggio vanno fin oltre i confini italiani, fece acquisire la testimonianza del pentito Antonino Fiume, che confermò che i killer del giudice Scopelliti erano uomini del potente boss di Reggio Calabria, Peppe De Stefano. Questo fece pensare ad una riapertura dell’indagine sull’assassinio del giudice. Ora abbiamo la conferma ufficiale, dal nuovo procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho: un pool di inquirenti sta indagando, con nuovi occhi e nuove informazioni, sul misterioso omicidio. 

Contattato telefonicamente il neoprocuratore afferma: “Come tutte le indagini, va valutato in un quadro molto più complesso e ampio che bisogna mettere insieme per ricostruire una serie di episodi che non riguardano solo l’omicidio Scopelliti” Di risultati de Raho ne ha già raggiunti parecchi, gli enormi successi nel contrasto ai Casalesi e al sistema di collusioni che gravitava loro attorno Non vuole protagonismi de Raho e aggiunge: “L’ufficio sta lavorando. La gente, comunque, deve sapere che si sta andando avanti, che la Procura è loro vicina. Lavoriamo per la salvaguardia del diritto di tutti e a garanzia della Costituzione.”. Ma come dice il neo procuratore: ”Adesso i risultati bisogna darli qui”.

Per l’omicidio Scopelliti furono istruiti due processi, il primo troncone contro Totò Riina e altri padrini, un secondo contro Bernardo Provenzano e altri appartenenti a Cosa Nostra. Ecco rispuntare sulle sponde calabresi Zu Binnu, e sorpresa, ecco anche Alberto Cisterna, l’ex numero due della DNA la cui carriera fu stoppata dalle indagini della procura reggina guidata da Giuseppe Pignatone, sulla scorta delle dichiarazioni del pentito Lo Giudice che ora è sparito e ha ritrattato. Ricordiamo che le accuse di Lo Giudice non ebbero mai riscontri. Ma ritornando a Cisterna. Egli era il giudice che rinviò a giudizio nel 1994, Riina e gli altri per l’omicidio Scopelliti, ma oltre alla pista di Cosa Nostra egli invitava a valutare altri elementi, come: “alcuni rapporti del magistrato con presunti ambienti massonici e con settori politici vicini alla corrente Andreottiana.”

Giulio Andreotti

Giulio Andreotti

Un processo che vedeva come esecutori materiali due killer della cosca De Stefano, che avrebbero agito su mandato di Cosa Nostra. Mentre per i killer il procedimento fu archiviato, Cisterna rinviò a giudizio i mandanti che furoni condannati in primo grado ma assolti in appello.

E se fosse che per l’omicidio Scopelliti Cosa Nostra veramente non c’entrasse?

È forse questo il motivo per cui sono ripartite le indagini a Reggio Calabria? A trarre vantaggio da una condanna definitiva della Cupola e quindi dall’inizio delle stragi e della guerra tra Stato e Cosa Nostra c’è sicuramente la ‘Ndrangheta. Dopo che l’attenzione investigativa fu puntata tutta sulla mafia siciliana, e che Cosa Nostra si concentrò esclusivamente sulla guerra contro lo Stato, essa perse la predominanza negli affari, perse di credibilità di fronte agli altri interlocutori criminali con il moltiplicarsi dei pentiti e soprattutto perse parte dell’interfaccia coi politici. Tutto da guadagnarci per la ‘ndrangheta.

Ma se la ‘ndrangheta non seguì la strategia stragista di Cosa Nostra, l’avrebbe invece appoggiata nei piani secessionisti e di sovvertimento dello ordine costituzionale e politico dell’epoca, con la nascita di una nuova classe politica di riferimento. A riprova di questa tesi c’è l’indagine del 1998, per troppo tempo dimenticata, di Roberto Scarpinato, “Sistemi Criminali”,nella quale il pm palermitano, ora procuratore generale di Palermo, sulla scorta di un’informativa della DIA del 1994, ricostruiva i legami e gli intenti comuni della massoneria deviata, di Cosa Nostra, dell’eversione di destra, e di uomini che rappresentavano gli interessi della ‘ndrangheta. lombardo-giuseppe-web0Proprio in quegli anni si crearono nuovi soggetti politici come le varie leghe meridionali e la Lega Nord. Di recente il pm reggino Giuseppe Lombardo (in foto a destra), sta indagando il filone reggino dell’indagine Breakfast, sugli affari della Lega Nord e  del suo ex tesoriereFrancesco Belsito con imprenditori legati a boss delle cosca De Stefano. Affari  tra imprenditori che vedono come punto di raccordo l’ex terrorista dei NAR Lino Guaglianone, proprietario dell studio MGiM a Milano, e il sedicente avvocato calabrese Bruno Mafrici, Belsito sta iniziando a collaborare con gli inquirenti. Staremo a vedere. 

PUBBLICATO SU : Lanotiziagiornale.it

Tratto da: nerinagatti.com