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procura reggio calabria ansadi Aaron Pettinari - 6 giugno 2013
Le circostanze sono tutte da chiarire, fatto sta che il collaboratore di giustizia, Antonino Lo Giudice, è scomparso e da 48 ore non si hanno sue notizie.
Il pentito avrebbe dovuto deporre questa mattina, durante l'udienza del processo "Archi-Astrea" che vede alla sbarra le più potenti cosche della criminalità organizzata reggina.
Grande è stato lo stupore quando dal sito riservato che ospita il collegamento video, si è appreso che il presunto boss non era presente. In un primo momento l'assenza è stata giustificata con problemi tecnici ma, pochi minuti dopo, è trapelata l'indiscrezione, poi confermata dal procuratore della Repubblica, Federico Cafiero De Raho: “Non sappiamo che fine abbia fatto”. E poi ha aggiunto: “E' una vicenda delicata sulla quale l'ufficio ha avviato le indagini che rientrano nella sua competenza. Stiamo cercando di capire, è prematuro fare ogni valutazione, dovremo accertare se si è trattato di un allontanamento volontario. Ci siamo accorti della sua scomparsa quando gli agenti del servizio centrale, che si erano recati nella località protetta per notificargli una citazione, non lo hanno trovato in casa”.

Se da una parte c'è la possibilità che possa essersi allontanato volontariamente, dall'altra avanza quella più inquietante, ovvero che qualcuno lo abbia prelevato con la forza e fatto sparire.
Un'ipotesi fortemente presa in considerazione dai primi vertici tenuti a cui, oltre a De Raho, hanno preso parte i tre procuratori aggiunti, Nicola Gratteri, Michele Prestipino ed Ottavio Sferlazza, ed i sostituti Giuseppe Lombardo ed Antonio de Bernardo.
Dalla procura è emerso come il collaboratore non avesse motivi per far perdere le sue tracce volontariamente.
A quanto pare infatti, sembra che Lo Giudice non avesse con sé una quantità di denaro tale da poter sostenere un'eventuale fuga. Secondo aspetto è proprio il livello raggiunto con i programma di protezione con niente che facesse pensare ad un possibile ripensamento rispetto alla scelta di collaborare con la giustizia.
Lo scorso ottobre Lo Giudice era stato condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione per gli attentati di del 2010 contro i magistrati di Reggio Calabria, quando a Reggio Calabria vennero fatte esplodere due bombe. Si era assunto la responsabilità dell'esplosione al portone della Procura Generale, del 3 gennaio 2010, e di quella al porta d'ingresso del palazzo in cui vive il Procuratore generale, Salvatore Di Landro, del 26 agosto 2010. La sua testimonianza fu deterinante anche per permettere il ritrovamento di un bazooka 'destinato' all'allora procuratore Giuseppe Pignatone a poche decine di metri dalla Procura della Repubblica. Episodi di cui si era autoaccusato come mandante, indicando anche gli esecutori materiali. Non solo. E' anche stato l'accusatore di Alberto Cisterna ex numero due della Dna nel procedimento per il quale la stessa Dda della città dello Stretto ha poi chiesto l'archiviazione. Il suo pentimento, piuttosto discusso, ha inizio nel novembre del 2010, dopo l'arresto per estorsione e associazione mafiosa, da allora è stato sentito come teste in tutti i maxi processi contro la 'Ndrangheta che si sono svolti, o si stanno svolgendo a Reggio Calabria.

Foto © ANSA