Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

cosco-carlo0E oggi ha testimoniato il pentito Venturino: “Voleva uccidere anche figlia”
di Aaron Pettinari - 11 aprile 2013
Nei giorni scorsi ha avuto inizio a Milano il processo d'appello sull'omicidio della testimone di giustizia Lea Garofalo, avvenuto il 24 novembre 2009. Proprio la prima udienza ha regalato un inaspettato colpo di scena con Carlo Cosco, condannato in primo grado all'ergastolo per l'uccisione della compagna insieme ad altri 5 imputati, che ha confessato in aula l'omicidio. “Mi assumo la responsabilità dell'omicidio, merito l'odio di mia figlia”, ha detto ai giudici - Io adoro mia figlia, merito il suo odio perchè ho ucciso sua madre. Guai a chi sfiora mia figlia, prego di ottenere un giorno il suo perdono”.
A queste parole è stato diverso lo stupore espresso da Denise Garofalo, figlia di Lea. La ragazza, che vive sotto protezione dopo aver dato un contributo fondamentale alle indagini, fa sapere tramite l'avvocato Vincenzo Rando di auspicare che l'uomo “dica tutta la verità” per chiarire anche quale ruolo hanno avuto gli altri imputati nell'omicidio.

Ad intervenire in videoconferenza invece era stato il collaboratore di giustizia Carmine Venturino che ha chiesto ai giudici di essere ascoltato in aula per ribadire quanto raccontato agli inquirenti dopo la sentenza di primo grado, dichiarazioni che hanno cambiato la ricostruzione del delitto. “Voglio venire in aula a raccontare la verita” ha detto. Stando alla sua versione, la donna non fu sciolta nell'acido, ma bruciata “finché rimase solo cenere”.
Così nella giornata di oggi i giudici d’appello, accogliendo la richiesta del pm Marcello Tatangelo e di alcuni difensori, hanno ascoltato la testimonianza del pentito.
“Per me oggi è un giorno difficile – ha esordito rispondendo alle domande di Tatangelo - Io mi sto accusando di concorso in omicidio, i miei complici sono cugini di mio padre. Ma io sto facendo tutto questo per amore di Denise, che occupa il primo posto nel mio cuore”.
Quindi ha ripercorso le diverse fasi della storia di Lea Garofalo: “Carlo Cosco è uno 'ndranghetista - ha spiegato Venturino - ed ha sempre avuto il progetto di far sparire Lea. Da ragazzo, a Petilia, ho sentito parlare di Lea come di una donna che aveva lasciato il compagno e che per questo lui la voleva uccidere. Carlo Cosco diceva anche che lei gli aveva portato via la figlia”. Vnturino ha ricordato come il progetto di vendetta si sarebbe dovuto verificare in Calabria quando Vito Cosco aveva commissionato allo stesso collabroatore di giustizia l’acquisto di quattro tute ed altrettanti mephisto e garofalo-lea-webpaia di scarponi, oltre a due mitragliatori con silenziatore. Allora il piano prevedeva che quattro persone dovevano entrare nell'appartamento della donna ed ucciderla. Un piano che sfumò a causa della presenza costante dei carabinieri davanti l'abitazione della testimone di giustizia. Un'altra occasione avviene nel maggio 2009 quando Lea e la figlia si erano trasferite a Campobasso.  “Un giorno Carlo mi racconta che ha preso in affitto un appartamento per le due donne e che lì vuole uccidere Lea. La sera stessa, c’è stata una riunione: eravamo presenti io, Carlo Cosco, Vito Cosco, Giuseppe Cosco, Massimo Sabatino e Rosario Curcio” (gli imputati del processo ndr).
Venturino ha quindi ribadito la sua versione dei fatti, già raccontata dal carcere agli inquirenti ovvero che la testimone di giustizia non venne sciolta nell'acido ma carbonizzata. “Mentre il corpo bruciava, spaccavamo le ossa con una pala. Le era entrata nella carne e lei aveva molti colpi in faccia, una parte della faccia era schiacciata”. Venturino ha raccontato anche del momento in cui vide il cadavere insieme a Rosario Curcio, un altro imputato, dopo che Carlo Cosco ed il fratello avevano ucciso la donna: “Aveva dei colpi in faccia, i vestiti strappati sul petto e un laccio verde sul collo con cui era stata strangolata – ha spiegato -, c’era del sangue, aveva preso molti colpi in faccia, e la corda aveva lacerato la carne”. Lui e Curcio misero il corpo “in uno scatolone” e nei due giorni successivi in un magazzino nel monzese lo bruciarono e fecero sparire i resti. E a questa dichiarazione aggiunge un'ulteriore rivelazione ovvero che Carlo Cosco, dopo avere ucciso Lea avrebbe avuto anche l’intenzione di ammazzare la loro figlia, Denise, perché dopo l’omicidio la giovane stava parlando con gli investigatori: “Se sono vere queste dichiarazioni che sta facendo, fate quello che dovete fare”.
Oltre ad aver accolto all'audizione del pentito i giudici hanno anche disposto una perizia sui profili genetici trovati sui resti della donna trovati la scorsa estate in un magazzino nel Monzese, proprio su indicazione del collaboratore di giustizia. Così è stato dato l’incarico ad un perito che dovrà discutere la sua relazione nell’udienza del prossimo 15 maggio. Il perito dovrà valutare “la compatibilità” tra i profili genetici trovati e quelli della figlia di Lea Garofalo, Denise. I giudici hanno anche deciso che vengano ascoltati nelle prossime udienze due consulenti medici che hanno effettuato accertamenti sui resti della donna, un ispettore che ha svolto le nuove indagini e Denise per riconsoca gli oggetti (alcuni monili) ritrovati accanto ai resti della mamma.

TAGS:

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy