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commissione-speciale-antimafiadi Elena Tartaglione - 14 marzo 2013
Aosta. Da anni la Commissione parlamentare parla del rischio di sottovalutazione del fenomeno. Le operazioni Minotauro e Tempus Venit hanno riportato l’attenzione sul tema. Intanto in Valle circolano personaggi dai curriculum preoccupanti.
Quanto è realmente presente il fenomeno mafioso nella nostra regione?
E’ con questo interrogativo che si conclude implicitamente l’inchiesta di Rainews24 dedicata alla ragnatela invisibile della ‘ndrangheta nella nostra regione, dal momento che i due consiglieri regionali interpellati nel video sembrano esprimere considerazioni di segno differente. Se Gianni Rigo è ottimista, e sostiene che “la cultura locale è poco permeabile alla cultura mafiosa”, secondo il collega Alberto Bertin c’è il rischio che la Valle diventi “la sesta provincia della Calabria, e che la ‘ndrangheta possa comprarsela”.

Per la verità, una risposta la forniva già la Commissione parlamentare Antimafia nel lontano 2002: “Se si ripercorrono gli ultimi 25 anni di storia della criminalità organizzata in Valle d’Aosta, non possono passare inosservati episodi che dimostrano come anche in questa regione la ’ndrangheta abbia svolto un ruolo predominante.”
Ed è su invito del presidente della Commissione regionale Antimafia, il senatore Pisanu, che la Valle d’Aosta si è dotata di una Commissione regionale Antimafia, un organismo composto da sette consiglieri regionali incaricato di monitorare la situazione valdostana, individuare strategie, buone pratiche e proposte per contrastare l’avanzata del fenomeno mafioso nel territorio valdostano.

Un’inversione di rotta rispetto ai tempi in cui la Commissione parlamentare così fustigava i valdostani nelle relazioni annuali, liberamente reperibili in internet: “Non può farsi a meno di porre in evidenza, anche in questo caso, l’approccio riduttivo che viene offerto al fenomeno oggetto di indagine: addirittura, a fronte di una richiesta di analisi ragionata circa la platea dei soggetti verso i quali si dirigono le attenzioni investigative e conoscitive in materia di riciclaggio, si è ottenuto poco più che un rinvio ad un mero elenco. (relazione 2002). “Risulta inspiegabile la presenza di elementi di spicco della ’Ndrangheta calabrese, che svolgono apparentemente attività lavorative di basso profilo e redditività. Ciò può condurre ad una pericolosa sottovalutazione della presenza criminale, calabrese in particolare” (relazione 2003).

In Valle circolano personaggi dal curriculum impressionante: Giuseppe Nirta è legato alla faida di San Luca e alla strage di Duisburg, il cliente del Casinò Nicola Mandalà, al centro di varie indagini, è colui che ha portato Provenzano a curarsi a Cannes, l’ex patron del villaggio Valtur Carmelo Patti è accusato dalla Dia di Trapani di essere il prestanome di Matteo Messina Denaro, ritenuto l’attuale capo dei capi di Cosa Nostra, la famiglia di Giuseppe Facchineri è stata protagonista di una faida quarantennale tra le più sanguinose, con decine di morti. Tra le famiglie eccellenti ricordiamo anche gli Asciutto, i Grimaldi, gli Iamonte, i Libri, i Neri e i Torcasio.

La lotta alle mafie, però, ha portato a segno diversi colpi: nel 2011 l’operazione Minotauro, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, ha interessato oltre al Piemonte, anche la Valle d’Aosta. Con l’arresto di Valter Macrina, residente a Villeneuve, si è sollevato il coperchio su due business illegali, quello dello spaccio di cocaina e delle estorsioni, che coinvolgono anche la nostra regione. Ancora più interessanti i risvolti dell’operazione Tempus Venit, del 2012: l’inchiesta condotta dai carabinieri di Aosta coordinati dalla Procura di Aosta e dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino ha svelato le modalità di aggressione del comparto edilizio da parte della ‘ndrangheta. La novità assoluta è che quattro uomini, Giuseppe Facchineri, Giuseppe Chemi, Roberto Raffa e Michele Raso, sono stati condannati per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. E’ la prima volta che in Valle d’Aosta viene accolta questa imputazione, che sancisce senza ombra di dubbio la presenza delle cosche nella nostra regione.

Vale la pena di soffermarsi su Tempus Venit per cogliere un altro aspetto interessante. Le indagini erano scattate dopo i tentativi di estorsione ai danni degli imprenditori Giuseppe Tropiano e Luigi Monteleone. Il primo, titolare della Edilsud, alla richiesta di una percentuale sull’appalto per la realizzazione dei parcheggi nell’ex residence Mont Blanc, futuro parcheggio dell’ospedale regionale invece che rivolgersi subito alle forze dell’ordine, ha cercato di mediare tramite altri soggetti, per poi ripiegare sulla polizia a trattative fallite. Inevitabile l’accusa di favoreggiamento. Ciononostante, la Giunta regionale ha affidato alla Edilsud altri lavori, come quelli al sottopassaggio di via Roma senza indire gare d’appalto.

Proprio gli appalti rappresentano uno snodo cruciale, una partita attorno a cui si gioca la possibilità di offrire o meno una sponda favorevole alle mafie. Lo sostiene la Commissione parlamentare antimafia del 2008, secondo cui tra i comparti particolarmente sensibili all’infiltrazione mafiosa, nel Nord Ovest, c’è quello “dell’edilizia che consente, attraverso imprese operanti soprattutto in lavorazioni a bassa tecnologia, di condizionare il locale mercato degli appalti pubblici. Le aree di criticità maggiore sono quelle della Val d’Aosta, della Val di Susa e della città di Torino, come viene evidenziato dalle indagini giudiziarie in corso”.
Anche per questo motivo si parla dell’istituzione di una “Stazione unica appaltante” per la Valle d’Aosta, che eserciti una funzione di regolamentazione e controllo.

Tratto da: aostasera.it

In foto: La Commissione speciale antimafia

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