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cisterna-alberto-web0di AMDuemila - 5 febbraio 2013
L’ex procuratore aggiunto della Dna Alberto Cisterna ha annunciato, durante la conferenza stampa di ieri, che chiederà al Procuratore di Reggio Calabria di “inoltrare richiesta di revoca del decreto di archiviazione emesso dal Gip” nei suoi confronti per l’accusa di corruzione successiva alle dichiarazioni del boss pentito della ‘Ndrangheta Antonino Lo Giudice, e “di riprendere le indagini su temi che avrò cura – ha detto Cisterna - di indicare analiticamente e di chiedere il mio rinvio a giudizio innanzi al Tribunale di Reggio Calabria”.

Secondo l'accusa Cisterna avrebbe aiutato Maurizio Lo Giudice, fratello del collaboratore di giustizia che era detenuto e soffriva di anoressia, in cambio di soldi che l'altro fratello Luciano Lo Giudice gli aveva lasciato intendere di avergli versato. Il magistrato ha spiegato i fatti contestatigli e accusando inquirenti e investigatori di non avere svolto le indagini con accuratezza e anzi di aver omesso atti importanti. Un'accusa resa ancor più forte dalla denuncia depositata venerdì scorso al Procuratore generale di Reggio Calabria.
Cisterna ha definito “inaccettabili” le motivazioni dell’archiviazione. “Non sono qui – ha detto – per protestare contro pretese angherie del sistema giudiziario, percheè ho una fiducia incondizionata nei giudici, né per recriminare per le condotte di qualche toga. Di ciò mi sono lamentato in denunce ed esposti inviati a vari organi ed in primo luogo alla Procura generale di Reggio. La situazione degli uffici giudiziari reggini è in grande difficoltà. La ‘ndrangheta può aver deciso di fare esplodere gli uffici dall’interno. Non posso accettare i contenuti di un provvedimento che non reca alcun accettabile aderenza alla realtà dei fatti. Le oltre 500 pagine di richiesta di archiviazione, che non ho ancora ricevuto benche’, mi dicono, siano finite da mesi sui tavoli del Csm e della Procura generale della Cassazione, e il decreto di archiviazione, che le richiama per intero, sono in sostanza una sentenza emessa in contumacia, un giudizio senza possibilità di appello e senza che vi sia stato alcun contraddittorio. Devo reagire a questa attività, che reputo processualmente abnorme e lesiva dei miei diritti di cittadino, praticamente a mani nude, perchè l’ordinamento non poteva immaginare che l’indagato si potesse mai dolere di un’archiviazione a lui favorevole per definizione”. ”Assumo l’impegno, in presenza di una auspicabile richiesta di rinvio a giudizio – ha detto ancora il magistrato – di richiedere il giudizio immediato. Ho fiducia assoluta nei giudici di Reggio e sono sicuro che, portando innanzi a loro le scorie velenose che sono state tumulate in questo processo con l’archiviazione, sarà possibile giungere a chiarire ogni cosa. So di pagare un prezzo grande, forse enorme, ma è un gesto che devo compiere nel rispetto di me stesso e soprattutto nel rispetto dei miei familiari e dei miei amici più cari. L’unica strada che mi consente di restituire onore alla mia toga intonsa di giudice della Repubblica”.
In seguito all’inchiesta, il Csm ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Cisterna che si è concluso, nel maggio 2012, con il suo trasferimento dalla Dna al Tribunale di Tivoli con funzioni di giudice. Ed oggi lo stesso magistrato vuole tornare sulla questione “dopo aver studiato la questione con i miei legali” per chiarire ogni lato tella vicenda ed anche quei legami persistenti tra questa inchiesta e la trattativa Stato-mafia con Bernardo Provenzano che pochi mesi prima della cattura, sarebbe stato in procinto di costituirsi. “Su questo – ha ricordato Cisterna - c’è un procedimento in corso alla Procura antimafia di Palermo che mi ha già sentito come testimone”.

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