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op-bellu-lavuru-webIn manette anche un dirigente dell’Anas
di Monica Centofante - 11 gennaio 2012
Un dirigente dell’Anas, 5 tra manager e responsabili della società “Condotte d’Acqua” e 15 boss delle cosche Morabito-Bruzzaniti-Palamara, Vadalà, Maisano, Rodà e Talia. Sono loro le 21 persone arrestate questa mattina dai Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Bellu Lavuru 2”, coordinata dal sostituto procuratore reggino Giuseppe Lombardo.

E giunta a coronamento di una serie di indagini che hanno documentato le infiltrazioni della ‘Ndrangheta della fascia ionica negli appalti per la realizzazione di importanti opere pubbliche.
Sotto i riflettori, in particolare, l’appalto relativo all’ammodernamento della strada statale 106 e la costruzione della variante stradale del Comune di Palizzi, interamente condizionati dall’organizzazione criminale: dalla fase del ciclo del calcestruzzo a quella delle assunzioni, dalle forniture di cantiere (persino quelle di cancellerie per ufficio) alle procedure di sub appalto e nolo.
Un business multimilionario per il quale le cosche di quella zona del mandamento ionico si erano federate, superando tutte le rivalità che in passato avevano portato anche a faide sanguinose e suddividendosi gli ambiti di intervento.  Secondo gli investigatori le diverse “famiglie” avrebbero infatti costituito un apposito organismo direttivo denominato “base” e si sarebbero presentati ai responsabili della Condotte Spa, la società appaltatrice e all’Anas, l’ente appaltante, come un unico interlocutore, coinvolgendoli così nella gestione illecita dei lavori.
op-bl2-Lamorte-G-Mancuso-L-Stelitano-L-Stilo-P-bigL’infiltrazione, hanno ricostruito gli inquirenti, avveniva in modo diretto tramite la Imc, l’azienda del clan Morabito e in modo indiretto, attraverso altre ditte come la Agu Beton, che gestiva la fornitura di calcestruzzo per l’ammodernamento della statale 106. E quando la Prefettura aveva segnalato che la Imc era impresa in odore di mafia i vertici di Anas e Condotte avevano fatto finta di non capire, almeno fino all’arrivo degli ispettori sui cantieri. Un atteggiamento che il gip Domenico Santoro, nell’ordinanza di custodia cautelare, definisce “incredibile”. “Nonostante la comunicazione a carattere interdittivo della Prefettura e la nota dell’Anas che invita Condotte all’immediata estromissione della Imc – scrive –, a quest’ultima è sufficiente una sola missiva dell’avvocato, che evidenzia l’intenzione di adire al Tar, per ottenere dalla stessa appaltatrice l’ok a proseguire nella fornitura”.
In un altro passo del documento il giudice sottolinea invece come “le grandi imprese nazionali che operano in Calabria sanno di lavorare in condizioni anomale per la presenza della ‘Ndrangheta e mettono in conto di andare incontro a vari rischi”. Per questo “l’esigenza di trovare ditte ‘a modo’ con cui interagire e che rappresentano, appunto, l’espressione del potere mafioso locale”.
E’ seguendo questa logica che la Condotte spa non avrebbe quindi fatto alcuna di indagine di mercato per scegliere i propri fornitori in Calabria, affidando i subappalti con procedure “anomale”, “senza verificare capacità tecnica ed economica dei propri interlocutori locali”. Che, come si apprende dalle indagini, avrebbero utilizzato, tra le altre cose, materiali di bassissima qualità. Con il risultato che una delle gallerie in costruzione è già crollata nel corso dei lavori.
I 5 colletti bianchi arrestati oggi sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, per contiguità con la ‘Ndrangheta, ma le sorprese potrebbero non essere finite. Numerosi sono infatti gli indagati non raggiunti da ordinanza di custodia cautelare. E l’inchiesta, in Calabria, prosegue.

'Ndrangheta: tra arrestati c'è il cugino di Franco Fortugno

11 gennaio 2012
Reggio Calabria. Tra i 21 arrestati nell' operazione dei carabinieri di Reggio Calabria, figura Giuseppe Fortugno, di 39 anni, di Melito Porto Salvo, cugino di Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale ucciso in un agguato a Locri il 16 ottobre 2005. Giuseppe Fortugno è accusato di associazione mafiosa. Secondo l'accusa è organico alla cosca Talia. Un rapporto, è scritto nell'ordinanza di custodia cautelare di 1119 pagine firmata dal gip Domenico Santoro, che emerge dai «numerosi rapporti di frequentazione con elementi ritenuti di primo piano in seno alla cosca Talia». In un colloquio intercettato tra esponenti di primo piano della cosca, scrive il gip, «si fa esplicito riferimento alla circostanza che Giuseppe Fortugno fosse, in un primo momento, tra i candidati a ricoprire il ruolo, rimasto vacante, di capo giovani» dopo l'assassinio di Salvatore Modaffari. Nel colloquio, i boss «commentavano, ancora, la successiva decisione di elevare alla 'maggiore' lo stesso Fortugno, a dimostrazione di come questi, dunque, esercitasse un ruolo attivo in seno alla 'ndrangheta». «Il passaggio dalla società minore alla società maggiore - scrive il gip - riveste evidente significato dimostrativo del rango del soggetto che tale cursus honorum effettua. Peraltro, nel corso delle indagini, è emersa la partecipazione di Giuseppe Fortugno alla riunione organizzata a Bova Superiore da Terenzio D'Aguì con alcuni dei responsabili dei cantieri relativi alla variante di Palizzi ed altri importanti esponenti della criminalità organizzata di Bova». Nell'ordinanza c'è anche un'annotazione dei carabinieri secondo i quali, in base ad un colloquio registrato il 5 febbraio 2002, «si colgono importanti elementi che fanno ritenere come Fortugno sia certamente depositario di conoscenze dettagliate in ordine all'omicidio di Placido Scriva», fu ucciso il 20 luglio 1997 a Bova Marina da due killer armati di fucile di precisione. Nel colloquio, Giuseppe Fortugno, replicando a tale Nato che gli chiede «.. eri nella macchina quando lo hanno sparato?», risponde: «si più in qua più in qua ... vicino alla villa», «rivelando - scrivono i carabinieri - la propria presenza nel mentre venivano esplosi dei colpi d'arma da fuoco nei confronti di una persona». Nel provvedimento, comunque, non ci sono contestazioni a carico di Giuseppe Fortugno relative all' omicidio.

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