Ricostruiti omicidi e affari della guerra tra ‘ndrine
Un’indagine antimafia di ampia portata temporale ha portato oggi all’arresto di 15 persone appartenenti ai contrapposti clan delle Preserre vibonesi, i Loielo e gli Emanuele, riportando alla luce dinamiche criminali radicate da anni nel territorio. L’operazione, condotta dai carabinieri, si è basata su un articolato lavoro investigativo sviluppato attraverso sofisticate attività tecniche e supportato da riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Le indagini hanno consentito di fare chiarezza su mandanti ed esecutori di due omicidi maturati nel contesto della violenta guerra di mafia tra le due ’ndrine, entrambe inserite nel locale di ’Ndrangheta di Ariola di Gerocarne. In questo quadro è stato ricostruito l’omicidio di Antonino Zupo, ucciso a 31 anni il 22 settembre 2012 in contrada Comunella di Gerocarne e ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco del clan Emanuele. È emersa inoltre la verità sull’uccisione di Filippo Ceravolo, colpito per errore a soli 19 anni il 25 ottobre 2012 durante un agguato in cui rimase ferito Domenico Tassone, all’epoca ventisettenne, vero obiettivo dei sicari e considerato vicino al clan Emanuele.
Secondo quanto ricostruito, la ’ndrina dei Loielo avrebbe tentato di riacquisire il controllo criminale dell’area delle Preserre vibonesi, territorio in cui dal 2002 si era affermata l’egemonia della famiglia Emanuele dopo gli omicidi di Giuseppe e Vincenzo Loielo, avvenuti nello stesso anno. Nel corso dell’inchiesta sono stati contestati anche due tentati omicidi ai danni dello stesso Zupo.
L’attività investigativa ha inoltre fatto emergere episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso: uno riconducibile ai Loielo, ai danni di un importante imprenditore costretto a versare 20.000 euro oltre a ulteriori somme mensili, e un tentativo di estorsione da parte di tre affiliati al clan Emanuele nei confronti di una ditta impegnata in lavori pubblici a Sorianello. Infine, sono stati ricostruiti anche diversi reati legati alla detenzione e all’uso di armi, completando un quadro accusatorio che restituisce la complessità e la pervasività delle attività criminali nella zona.
