Dopo oltre tredici anni di attesa, i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, che ha portato a 15 provvedimenti nei confronti di persone ritenute legate alla ‘Ndrangheta, di cui cinque già detenute. L'operazione, scattata ieri, ha interessato le province di Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Torino, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo, con il supporto dello Squadrone eliportato Cacciatori "Calabria" e dell'8° Nucleo Elicotteri.
Al centro dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di Catanzaro, vi è la sanguinosa contrapposizione tra le 'ndrine Loielo ed Emanuele per il controllo delle Preserre vibonesi. Le indagini hanno ricostruito il tentativo del gruppo Loielo di riconquistare il territorio dopo l'egemonia consolidata dalla famiglia Emanuele dal 2002, a seguito dell'omicidio dei fratelli Loiero. Tra i reati contestati a vario titolo figurano associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso e detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra.
In particolare, gli investigatori hanno individuato presunti mandanti ed esecutori dell'omicidio di Antonino Zupo, avvenuto il 22 settembre 2012, preceduto da due tentativi falliti, nonché del tentato omicidio di Domenico Tassone, esponente di spicco della cosca Emanuele, del 25 ottobre dello stesso anno. Proprio in quell'agguato, tra le 21:57 e le 21:58, rimase ucciso per errore Filippo Ceravolo, diciannovenne di Soriano Calabro del tutto estraneo agli ambienti criminali. Il giovane aveva trascorso la serata con la fidanzata a Pizzoni e aveva chiesto un passaggio a Tassone per tornare a casa: colpito mortalmente al collo e al viso da colpi di fucile da caccia, mentre il conducente si salvò gettandosi fuori dall'abitacolo e riportando solo ferite lievi.
Nel corso delle indagini sono state inoltre sequestrate armi, tra cui cinque pistole, sette fucili e un kalashnikov.
L'operazione ha riguardato anche un'estorsione aggravata ai danni di un imprenditore locale, costretto a versare 20mila euro oltre a ulteriori somme periodiche, e una tentata estorsione nei confronti di una ditta impegnata in lavori pubblici nel Vibonese. Sono state eseguite perquisizioni anche nei confronti di altre persone ritenute vicine alla struttura criminale.
Durante la conferenza stampa in Procura, il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, ha sottolineato l'importanza dell'indagine: "Oggi il cielo è plumbeo ma è una gran bella giornata". Ha aggiunto che l'operazione rappresenta "un nuovo step significativo, particolarmente importante dal punto di vista investigativo", perché ha fatto luce su "una serie di fatti di sangue legati alla guerra per il controllo del territorio". Riferendosi alla vittima innocente, Curcio ha dichiarato: "Riteniamo di aver fatto un gran passo in avanti, specie con riferimento all'omicidio di una vittima innocente, Filippo Ceravolo, che ha perso tragicamente la vita la sera del 25 ottobre 2012 ed era assolutamente avulso da qualunque contesto di ‘Ndrangheta". Ha poi concluso: "Possiamo dire con una certa soddisfazione di aver quantomeno contribuito fattivamente a restituire dignità al dolore di due genitori, perché penso che sopravvivere a un figlio sia una delle disgrazie peggiori che possa affrontare un essere umano". Emozionata e commossa la reazione di Martino Ceravolo, padre di Filippo, che ha appreso la notizia mentre rientrava dalla Svizzera: "Sono contentissimo, è una giornata bellissima. Finalmente mi è arrivata la comunicazione dei carabinieri che hanno arrestato gli assassini di mio figlio. Finalmente ho i nomi e i cognomi degli assassini di mio figlio, Filippo Ceravolo, ha ricevuto la sua giustizia. Mi auguro adesso, quando saremo nelle aule opportune, di sentire quel 'fine pena mai'". Nel video diffuso sui social ha aggiunto: "Mio figlio non torna, lo sappiamo che Filippo non torna, ma loro devono pagare con il 'fine pena mai'. Grazie, finalmente quella montagna è stata scalata".
Foto © Imagoeconomica
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