La morte dell’armatore ed ex parlamentare calabrese di Forza Italia Amedeo Matacena jr, avvenuta a Dubai il 16 settembre 2022, non fu causata da avvelenamento. Lo stabilisce con chiarezza la maxi consulenza medico-legale depositata in questi giorni in Procura a Reggio Calabria, all’epoca guidata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, dopo mesi di accertamenti. La notizia è stata riportata dalla Gazzetta del Sud.
Matacena si era rifugiato a Dubai nel 2012 per sottrarsi all’arresto dopo la condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, inflittagli dalla Corte d’appello di Reggio Calabria e confermata dalla Cassazione.
I periti nominati dall’ufficio inquirente – il professor Aniello Maiese, specialista in Medicina legale, il professor Alberto Salomone, associato di Chimica, e la dottoressa Maria Chiara David, specialista in Tossicologia forense – hanno escluso la presenza di qualsiasi sostanza velenosa nel corpo dell’uomo. La causa del decesso viene invece ricondotta a “un quadro infettivo-infiammatorio sistemico, presumibilmente a origine renale, complicato da uno stato di ipercoagulabilità con sviluppo di microtrombosi multiorgano (rene, milza, fegato)”, in un soggetto già affetto da cardiomiopatia dilatativa con segni di sofferenza miocardica cronica. Queste condizioni, scrivono i consulenti, “hanno determinato il progressivo deterioramento dell’equilibrio fisiopatologico dell’organismo fino all’evento terminale” dell’”arresto cardio-respiratorio acuto”.
La consulenza, composta da 367 pagine, fugà anche i dubbi emersi in una prima fase sull’identità del corpo riesumato. La salma di Matacena, sepolta nel cimitero di Minturno (Latina) nella cappella della famiglia dell’ex moglie Alessandra Canale, era stata esumata nell’ottobre 2024 e trasferita all’Istituto di Medicina legale della Sapienza per i nuovi esami. Parallelamente era stata disposta la stessa operazione sulla salma della madre, Raffaella De Carolis, deceduta sempre a Dubai tre mesi prima del figlio.
Gli accertamenti tossicologici hanno rilevato la presenza di cocaina nelle matrici cheratiniche (capelli o peli). I periti scrivono che “gli esami tossicologici eseguiti abbiano rilevato la presenza di cocaina nelle matrici cheratiniche analizzate... nel caso di specie il riscontro di cocaina nelle matrici esaminate risulta compatibile con un’esposizione ripetuta della sostanza, collocabile verosimilmente nel periodo compreso tra i mesi di marzo e aprile 2022... appare pertanto plausibile ritenere che il sig. Matacena abbia fatto uso di cocaina in maniera non meramente occasionale, ma con modalità verosimilmente reiterate nel tempo”.
Per chiarire definitivamente l’identità del corpo, la Procura aveva disposto una comparazione del Dna tra un frammento di dente di Matacena jr e quello del figlio Amedeo. Gli esami dei carabinieri del Ris di Messina hanno confermato una “sovrapposizione perfettamente coincidente”, mentre non era stato possibile ottenerla con il frammento di cuore.
L’inchiesta, coordinata dalla sostituta procuratrice Sara Parezzan, resta aperta. Nel registro degli indagati figura, a titolo di atto dovuto, la terza moglie di Matacena, l’imprenditrice ed ex modella 43enne Maria Pia Tropepi, sospettata di duplice omicidio. La donna ha rivendicato di essere l’erede universale dell’ex parlamentare sulla base di un testamento olografo datato 25 giugno 2012, la cui autenticità è al centro di verifiche giudiziarie. Nel documento, Matacena esprimeva la volontà di essere cremato.
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