I carabinieri hanno inferto un duro colpo alle organizzazioni criminali radicate a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, con l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro su input della Direzione distrettuale antimafia. L'intervento, scattato nella mattinata del 10 marzo 2026, ha portato a 19 provvedimenti restrittivi: 18 in carcere e uno agli arresti domiciliari. Tra i destinatari figurano cinque persone già detenute per altri procedimenti, alle quali la misura è stata notificata direttamente negli istituti penitenziari di Tolmezzo (Udine), Spoleto (Perugia), Cassino (Frosinone), Napoli Secondigliano e Catanzaro Siano.
Le accuse mosse a vario titolo agli indagati comprendono associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina impropria, delitti in materia di stupefacenti aggravati dal metodo mafioso e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti. Parallelamente alle misure cautelari, sono state effettuate 19 perquisizioni.
L'attività investigativa, condotta dal Reparto operativo del Comando provinciale di Crotone insieme alla Compagnia locale, al Reparto anticrimine del Ros di Catanzaro e con il supporto di ulteriori reparti, si è protratta da gennaio 2024 a luglio 2025. Sono state impiegate tecniche tradizionali come osservazioni, pedinamenti e controlli, unite a intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché all'uso di captatori informatici di tipo "virus". Un contributo significativo è arrivato dalle dichiarazioni di 11 collaboratori di giustizia.
Dalle indagini è emerso che, nonostante i precedenti interventi repressivi – tra cui le operazioni Blizzard, Folgore e Black Flower – le cosche Arena, Manfredi, Gentile e Nicoscia hanno continuato a operare attivamente sul territorio. Accanto ai membri storici ("veterani") si sono inserite nuove generazioni di affiliati, che hanno sfruttato anche il sostegno di familiari e conviventi di detenuti già coinvolti in procedimenti passati.
Le organizzazioni mantenevano una struttura gerarchica solida, con una cassa comune ("bacinella") destinata a sostenere le famiglie dei carcerati e a coprire le spese legali. È stata documentata la gestione di almeno cinque episodi estorsivi aggravati dal metodo mafioso, ai danni di un circo itinerante presente a Isola di Capo Rizzuto per circa dieci giorni nel giugno 2024, di un panificio, di un supermercato affiliato a una nota catena internazionale, di un'impresa edile locale e di un'azienda della provincia di Messina che noleggiava mezzi per il trasporto a freddo a una società salernitana operante nel settore degli impianti elettrici nel territorio isolitano. In quest'ultimo caso, il danneggiamento di diversi veicoli ha causato un danno stimato intorno ai 500.000 euro.
Il traffico di stupefacenti riguardava hashish ed eroina, approvvigionati attraverso canali napoletani, reggini e albanesi (questi ultimi con base nella periferia milanese). Un sequestro probatorio di oltre 1 kg di eroina è stato eseguito l'8 ottobre 2024 dai carabinieri della Compagnia di Scandicci (Firenze). Lo spaccio avveniva in tutta la provincia di Crotone, con picchi di attività nei mesi estivi e durante le festività.
Un aspetto particolarmente preoccupante emerso è la capacità dei vertici di dirigere le attività criminali direttamente dalle celle, sfruttando telefoni cellulari introdotti illegalmente. Questo ha permesso di impartire ordini esterni, gestire affari di narcotraffico, estorsioni e persino questioni personali o trasferimenti tra istituti penitenziari.
Durante la conferenza stampa, il procuratore della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio ha sottolineato: “È un'operazione che si ricollega ad altre operazioni sulla ultrattività del 'Locale' di Isola Capo Rizzuto che si caratterizza per estorsioni, disponibilità di armi e i classici indici rivelatori di una cosca, come la 'bacinella' o cassa comune. Ma la caratteristica principale di questa organizzazione è il fatto che era diretta e organizzata da detenuti e da detenuti in regime di alta sicurezza: questo è un campanello di allarme". Ha poi aggiunto: "I vertici del 'Locale' di Isola Capo Rizzuto interloquivano all'interno e all'esterno delle carceri, e questo dato conferma che l'alta sicurezza attualmente e' inadeguata a garantire la impermeabilità. Allora serve una profonda riflessione. Sappiamo che la questione e' conosciuta a livello di ministero e amministrazione penitenziaria: auspichiamo che quanto prima ci sia un loro intervento concreto per ovviare a questa situazione che crea allarme".
Il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, Raffaele Giovinazzo, ha spiegato che l'inchiesta ha preso avvio da un danneggiamento subito da un'impresa elettrica impegnata in un appalto Enel, per poi ricostruire "la capacita' del 'Locale' di Isola Capo Rizzuto, attraverso l'uso di cellulari in carcere, intervenire sui loro business anche dal carcere e anche per questioni meramente personali, e anche di intervenire nella fase di trasferimento da un carcere all'altro". Ha inoltre evidenziato l'assetto attuale del "Locale" dopo la "pax mafiosa" seguita alla guerra degli anni 2000, con l'intersezione tra cosca Arena, Manfredi e Gentile, e i collegamenti con clan del Reggino attivi nel narcotraffico.
Il colonnello del Ros Andrea Azzolini ha precisato che uno dei capi, Pasquale Manfredi alias "Scarface", definiva la sua organizzazione dedita al narcotraffico come "azienda", con l'obiettivo di raggiungere 10.000 euro di introiti mensili.
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