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Contro la criminalità organizzata "si può fare tanto, ma c'è bisogno che la gente, la società civile stia vicino alle vittime, c'è bisogno che ci si assuma la responsabilità della denuncia. Noi abbiamo un sistema che, purtroppo, a parole favorisce chi denuncia ma nel concreto spesso le cose non sono così, spesso chi denuncia diventa vittima anche della burocrazia. C'è tanta strada da fare, ma anche tanta possibilità di impegnarsi per contrastare le mafie". A dirlo è stato il procuratore della Repubblica di Torino Giovanni Bombardieri, all'incontro 'Lavoro pilastro contro le mafie' organizzato dalla Cgil nell'ambito delle iniziative di avvicinamento alla marcia del 21 marzo per la giornata nazionale per le vittime delle mafie. "Ci vuole concretezza per poter aggredire certi fenomeni, ci vuole la denuncia, il valore della denuncia è recepito dagli stessi ndranghetisti", ha sottolineato il procuratore, osservando che "ci sono imprenditori che vivono le conseguenze di aver denunciato ma che mi dicono 'rifarei questa scelta perché la scelta di denunciare ripaga di tutte le difficoltà che sto incontrando, mi sento libero'. Finché la gente comune non solo non denuncia ma non sta vicino a chi lo fa, certe cose non cambieranno", ha aggiunto, parlando di "un problema culturale. La cultura è il nemico peggiore della criminalità - evidenzia - e la cultura della legalità ancora di più". Per Bombardieri "è importante eliminare la sottovalutazione e le zone grigie, che sono quelle che hanno consentito alla ‘Ndrangheta di crescere e diventare quello che è oggi". E, ha osservato che è "un fenomeno sempre più percepito come grave all'estero ma non in Italia, dove si pensa che il problema non ci sia più mentre invece la ‘Ndrangheta è sempre più forte, non spara più ma si insinua nelle attività produttive e soffoca l'economia". In questo contesto per il procuratore l'ambito del lavoro e il ruolo del sindacato sono fondamentali. "Il sindacato - ha detto - è sempre stato presente nei luoghi di lavoro, ha avuto la possibilità di intercettare espressioni di criticità, di sofferenza e di verificare le condizioni in cui si svolgono e si sviluppano certi rapporti di lavoro. Ma devo essere sincero, nel mio lavoro ho visto poche volte denunce da parte di sindacati, di lavoratori che mi segnalano certe situazioni. Il sindacato - conclude - ha un grande lavoro che può svolgere, lo sta svolgendo, ad esempio, contro il caporalato ed è importante che faccia lo stesso anche negli altri settori”. 

Foto © Imagoeconomica 

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