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La gip di Milano Giulia Marozzi ha definito Giuseppe Calabrò, 76enne, un “invisibile” della 'Ndrangheta, ossia “apparentemente sembra una persona tranquilla, ma ha un valore criminale elevato”, ed è un “affiliato posto in posizione apicale e sovraordinata” agli altri. 
Lo scrive la giudice nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’uomo. Nel provvedimento la gip riporta in particolare le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia rese due giorni fa. 
Giuseppe Calabrò è stato condannato nei giorni scorsi a Como all’ergastolo per l’omicidio di Cristina Mazzotti, la studentessa di 18 anni sequestrata nel 1975. L’uomo era stato fermato tre giorni fa per pericolo di fuga. 
La gip cita il pentito secondo cui persino Carmine De Stefano, “considerato esponente di spicco della ‘Ndrangheta a Reggio Calabria, si era stupito che Calabrò lo avesse incontrato”. Secondo quanto riferito dalla giudice, che richiama elementi di indagini della Dda, Calabrò avrebbe usato “telefoni di prima generazione e che spegneva anche per lunghi periodi durante la sua permanenza a Milano”. Il provvedimento mette in luce la “elevatissima pericolosità” del 76enne. Nel suo interrogatorio dopo il fermo eseguito dalla Squadra mobile della Polizia, Calabrò ha negato di aver mai voluto fuggire. “Ho partecipato a tutte le udienze del processo - ha spiegato - sino all’ultima, a cui ho partecipato per difendermi, continuando a sostenere la mia innocenza”. 
La gip di Milano Giulia Marozzi ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Calabrò
Il fermo era stato eseguito venerdì sera dalla Squadra Mobile alla periferia est di Milano, nell’ambito delle indagini dei pm Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Ammendola.  
Dalle indagini è emerso che Calabrò aveva comprato un biglietto per Reggio Calabria, la sua terra di origine, dove poteva contare su appoggi in grado di “garantirgli la latitanza”. Calabrò, detto “u’dutturicchio”, “vantava e vanta, nella sua attualità, una fama criminale che lo porta a interloquire, su un piano di sovraordinazione, con esponenti di primo piano della criminalità calabrese”, ossia la ‘Ndrangheta, “al Nord come in Calabria”. Il suo nome era emerso anche nella nota inchiesta “doppia curva” sugli ultras di San Siro. È inoltre ritenuto dagli inquirenti colui che “ha fornito protezione a Caminiti (Giuseppe, uno degli arrestati nell’inchiesta, ndr) affinché questo potesse gestire, con modalità estorsive, i parcheggi di San Siro”. 

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