La Corte di Cassazione ha confermato l’esistenza della prima ‘locale’ di ‘Ndrangheta operante nella Capitale. I giudici della seconda sezione penale della Suprema Corte hanno respinto i ricorsi presentati contro la sentenza pronunciata a febbraio dello scorso anno dalla Corte d’Appello di Roma nel processo con rito abbreviato scaturito dalla maxi inchiesta ‘Propaggine’, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e dalla Dia sotto il coordinamento dei pm Giovanni Musarò e Stefano Luciani. Quella pronuncia aveva portato a condanne complessive superiori a cento anni di reclusione. In particolare la Corte d’Appello aveva inflitto 18 anni di carcere ad Antonio Carzo, indicato come boss della ‘locale’ romana insieme con Vincenzo Alvaro, mentre i figli Domenico Carzo era stato condannato a 12 anni e 6 mesi e Vincenzo Carzo a 9 anni e 6 mesi. Parallelamente, davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Roma prosegue il processo con rito ordinario: la procura ha chiesto condanne per un totale di oltre 450 anni di reclusione nei confronti di circa quaranta imputati.
Nell’inchiesta principale sono contestate, a vario titolo, le accuse di associazione mafiosa, cessione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata, detenzione illegale di arma da fuoco, fittizia intestazione di beni, truffa aggravata ai danni dello Stato con finalità di agevolazione della ‘Ndrangheta, riciclaggio aggravato, favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’impianto accusatorio della procura di Roma, a capo della ‘ndrina romana vi erano Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo. Proprio quest’ultimo, nell’estate del 2015, aveva ottenuto dalla casa madre della ‘Ndrangheta l’autorizzazione a istituire una ‘locale’ nella Capitale, guidata da Carzo e da Alvaro. In un’intercettazione si sente dire: “Noi a Roma siamo una propaggine di là sotto”. Nelle conversazioni riportate nell’ordinanza del gip Gaspare Sturzo alcuni indagati fanno riferimento a magistrati e poliziotti che avevano operato in precedenza in Calabria e poi a Roma: “C’è una Procura... qua a Roma ... era tutta ...la squadra che era sotto la Calabria. Pignatone, Cortese, Prestipino”… “e questi erano quelli che combattevano dentro i paesi nostri ...Cosoleto ... Sinopoli... tutta la famiglia nostra...maledetti”.
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