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Dal cibo al denaro, fino al “supporto morale”: così proteggevano il latitante

 Sette arresti domiciliari nel Cosentino per smantellare la rete di fiancheggiatori che per mesi ha garantito protezione e sostegno alla latitanza di Luca Occhiuzzi, ritenuto vicino alla ‘Ndrangheta e ricercato dal settembre 2022. Secondo i pm, Occhiuzzi avrebbe fatto capo alla cosca cetrarese riconducibile a Giuseppe Scornaienchi, operante con il benestare del clan Muto di Cetraro, uno dei gruppi storicamente più radicati nell’area tirrenica cosentina.

L’operazione, condotta dai carabinieri su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, chiude un lungo filone investigativo nato per rintracciare il latitante, arrestato lo scorso 15 febbraio 2025 a Cetraro dopo oltre due anni di fuga.

Occhiuzzi si era sottratto all’esecuzione di una misura cautelare in carcere per un tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso risalente al giugno 2021. In quell’occasione, un addetto alla sicurezza di un locale notturno di Belvedere Marittimo era stato ferito durante una sparatoria scaturita, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, da una presunta condotta estorsiva: la pretesa di consumare bevande senza pagarle, insieme ad altri soggetti.

Le indagini coordinate dalla Dda e condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Cosenza hanno permesso non solo di individuare il rifugio del latitante, ma anche di ricostruire la rete di relazioni che ne ha reso possibile la lunga clandestinità. Tra le sette persone finite in manette, due sono donne legate sentimentalmente a Occhiuzzi.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza del gip, i fiancheggiatori avrebbero messo a disposizione più appartamenti nei quali il latitante ha trovato rifugio, gli avrebbero procurato cibo, denaro e beni di prima necessità, si sarebbero occupati di veicolare messaggi verso l’esterno. Tutto attraverso un sistema ben organizzato e molto prudente, pensato per evitare controlli e consentire a Occhiuzzi di rimanere nascosto il più a lungo possibile.

Fonte: AGI 

Foto © Imagoeconomica 

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