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La Cassazione, come riporta il 'Fatto Quotidiano', ha emesso sentenza definitiva per il processo Grimilde sull’infiltrazione e l’egemonia della cosca di ‘Ndrangheta ‘Grande Aracri’ nel paese di Brescello. Nello specifico i supremi giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dei legali di Francesco Grande Aracri, condannato in primo grado a 19 anni e 6 mesi, con pena inasprita a 24 anni dalla Corte d’Appello di Bologna nel 2024. Per la pm Beatrice Ronchi della Dda di Bologna Francesco Grande Aracri era il “vertice massimo” della cosca mentre il boss Nicolino padroneggiava a Cutro un’organizzazione di ‘Ndrangheta infiltrata nei mercati economici. La cassazione ha richiamato la sentenza di Appello in cui veniva documentata, grazie ad “un imponente quadro probatorio”, l’esistenza del sodalizio mafioso in Emilia, già accertata nei processi Edilpiovra e Aemilia, con il ruolo apicale di Francesco Grande Aracri a partire dal 2001. Si parla, sempre nella sentenza di Appello, di una rete di società affidate a prestanome o a famigliari tutte riconducibili a Grande Aracri. Attraverso di esse il sodalizio si era impiantato nel “tessuto socio-politico-economico del territorio emiliano e in particolare nel Comune di Brescello” tanto da determinare lo scioglimento del Consiglio Comunale nel 2015 per infiltrazioni mafiose. Il boss aveva inoltre coltivato ottimi rapporti con il sindaco Marcello Coffrini e con il padre Ermes (a sua volta sindaco in anni precedenti), che era stato anche suo legale in contenziosi riguardanti immobili. Con tutto questi elementi la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del legale di Francesco Grande Aracri: la difesa ha reiterato “censure già analiticamente vagliate dalla Corte di Bologna, offrendo argomenti manifestamente infondati o genericamente formulati” ha ascritto la suprema corte. 

Fonte: ilFattoQuotidiano.it 

Foto © Imagoeconomica 

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