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Tra i destinatari dell’avviso di conclusione indagini anche Vincenzo Pasquino, ex trafficante di primo piano e oggi collaboratore di giustizia

L’indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, coordinata dai pm Francesco Pelosi e Livia Locci descrive un’organizzazione criminale strutturata a livello globale, attiva dal 2020, che gestiva il trasporto di importanti quantitativi di cocaina dal Brasile all’Europa. Nei giorni scorsi è ufficialmente terminata la prima parte dell’inchiesta, riguardante nove persone attualmente in stato di arresto. La droga che viaggiava all’interno di container e sbarcava in porti italiani e spagnoli, veniva poi movimentata su mezzi pesanti contrassegnati da simboli distintivi: per i carichi diretti a Torino un logo con le ali, il marchio Louis Vuitton invece per quelli destinati a Gioia Tauro. Una logistica collaudata, con percorsi consolidati che partivano dal Sud America e raggiungevano il cuore dell’Europa, dove la sostanza veniva distribuita attraverso una rete di contatti ramificata. 
Secondo gli inquirenti, al centro dell’organizzazione c’erano figure di spicco riconducibili alle famiglie criminali Assisi e Agresta, radicate nel territorio piemontese, l’ideazione e la regia dell’intero sistema illecito sarebbero state affidate ad Antonio Agresta, ritenuto il referente della locale di Volpiano. Il ruolo di finanziatore e responsabile della distribuzione della droga in Italia è invece attribuito a Francesco Barbaro, mentre Christian Sambati avrebbe curato gli aspetti logistici legati allo stoccaggio e al trasporto degli stupefacenti. Tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini figura anche Vincenzo Pasquino, ex trafficante di primo piano oggi collaboratore di giustizia, che operava in Brasile a stretto contatto con Nicola e Patrick Assisi fino all’arresto di questi ultimi, avvenuto nel 2019. In seguito alla loro cattura, Pasquino avrebbe continuato a mantenere rapporti diretti con i narcos sudamericani, prima di essere arrestato a sua volta e pentirsi. Le accuse principali rivolte agli indagati, esclusa la figura di Patrizia Jessica Vailatti, riguardano l’associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, in concorso con soggetti italiani e stranieri. Per Pasquino e Barbaro viene anche contestata l’aggravante di aver operato con lo scopo di rafforzare l’influenza e le attività della ’ndrangheta, particolarmente nelle sue articolazioni attive a Volpiano e San Giusto Canavese. Tra gli altri imputati ci sono Enrico Castagnotto, Giovanni Pipicella, accusato di aver mantenuto il controllo operativo nei porti ed infine due donne: Rosalia Falletta e Rita Siria Assisi, rispettivamente moglie e figlia di Nicola Assisi, le quali, attenendosi alle direttive impartite da quest’ultimo, si sarebbero occupate dei rapporti operativi nella zona di San Giusto.
L’inchiesta “Samba”, nel corso dell’operazione eseguita lo scorso anno, ha già portato all’arresto di 23 persone, tuttavia il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine prosegue su più fronti, con l’obiettivo di smantellare definitivamente l’intera rete criminale e fare luce su eventuali complicità ancora celate nell’ombra.

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